Passa ai contenuti principali

Post

Buoni incassatori

Un buon incassatore non si cura degli eventi e dei giudizi degli altri, e soprattutto non si cura delle botte ricevute. L’ho conosciuto un anno fa, prima che il treno mastodontico prendesse velocità e raggiungesse la curva in fondo alla discesa. Giunto in fondo il treno deragliò rumorosamente e si infilò nel tunnel, come la palla in un canestro perfetto. L'aria uscì dalla stessa apertura in cui fece ingresso, e noi che a lato stavamo a guardare ci investì tutti, lui invece eroico nella carrozza di testa leggeva il giornale. Incassatore come lui è solo il suo programmatore. Giovane, silenzioso, arruffato, ma con una barba perfettamente regolata. Anche lui, mai una risata, un caffè assieme. Una sfinge. Mi sono immaginato più volte di togliergli la sedia all’ultimo istante durante la sua seduta. Me lo vedevo con lo sguardo fisso innanzi a se, appoggiato nell’aria come sulla sedia mancante. Parla poco, quando parla usa un marcatissimo accento campano, farfugliato e non sempre comprensi...

Come un parcheggio ha cambiato la mia idea sulla morte

Ieri mattina, mi sono allontanato dalla strada maestra per raggiungere un bar poco distante la rotonda, lungo una modesta salita. Tale bar è una mia meta frequente quando voglio evitare la lotta al parcheggio in città. La strada è decisamente di campagna: poche case, poche auto, il distributore di carburante carissimo e distante da entrambi i paesi che la strada collega. Alla rotonda svolto e mi inerpico per poche centinaia di metri fino allo spiazzo. Il parcheggio come mi aspettavo era facile. A causa della pigrizia del week-end calcolo il punto più vicino in linea d'aria al bar, e quindi accosto all'unica macchina già in sosta il cui conducente evidentemente era vittima delle stesse mie pigre considerazioni. Mi tengo a buona distanza perché non voglio crearmi problemi di spazio quando proprio non esistono. Il proprietario dell'auto, una signora tranquilla, entra nell'abitacolo e avvia il motore. Decido di concedermi quest'altro pigro lusso, di aprire completam...

Brizzolato

All'ultimo rinnovo della carta d'identità, ho atteso pazientemente il mio turno in mezzo a tutta l'umanità del quartiere. E' bello il giorno in cui ci si può immerge tra la gente, che altrimenti non vedresti mai. Un po' come immergersi tra i condomini, che magari sono le persone più simpatiche che potresti mai conoscere, ma prendendo sempre l'ascensore questo non avverrà mai. EEEEEEK, sul tabellone appare il mio numero, e quindi supero la porta a vetri ed entro nel grande locale, sul cui lato sono ricavati gli sportelli in una fila continua, tutti con il loro bel numerino. Compilo un cartoncino con le informazioni necessarie al riconoscimento, le firme, le foto, i segni particolari. E' stato facile, ho riproposto quelli del documento precedente che ho ancora in tasca, copiandolo. Passo il modulo sotto il vetro all'impiegata, che inizia subito ad inserirlo sul sistema e a pinzare le foto. E' molto spiccia e veloce. Finisce i preliminari e mi ripass...

Monologo di dialoghi

È un po' che non scrivo. Non sento in questo periodo lo stimolo a comunicare. Eppure in testa è un monologo continuo di dialoghi. Monologo di dialoghi, per quanto assurdo sempre di monologo si tratta, ma anche di dialoghi, immaginari. Dialoghi che sento che non si svolgerebbero mai nella realtà, perché nella realtà le persone a cui mi immagino di rivolgermi non rimarrebbero ad ascoltare, non interagirebbero e non sosterrebbero la discussione. Non sono un introverso. Passo la giornata a parlare, e trovo anche il tempo per i miei monologhi. I clienti, i capi, i colleghi, non potrei lavorare in silenzio, e alla macchina del caffé, alla mensa, lungo i tragitti nei corridoi, mai in silenzio. Nei miei monologhi interiori si allestisce la scena drammatica in cui le mie parole vengono intese, o meglio, le mie intenzioni vengono intese, e a differenza che nella realtà attraggono sempre l'attenzione dell'interlocutore. In un litigio amoroso, in un corteggiamento, la scena madre è qua...

Le poltroncine basse

Le poltroncine basse funzionano come espositori. In ogni sala d'attesa, in ogni hall di albergo se ne possono trovare. Sono decisamente scomode, un supplizio a tirarsi su in piedi, e a sedersi sono equivalenti ad un tuffo all'indietro dal trampolino. Ma sono espositori, per questo ce ne sono tante. Espositori de che? Per donne in tiro. Per i difetti che vi ho citato, gli uomini e le donne vestite normalmente, provano solo una grande fatica e un grande disagio nel doverle utilizzare. Le usano solo se sono costretti. Rimangono in piedi alla finestra piuttosto, li vedi lì, con una rivista in mano, mentre lì accanto c'è una di queste poltroncine vuote... finché non arriva la donna in tiro. La donna in tiro è attillata, scollata, spaccata, tacco 12. Nell'atto di sedersi è possibile cogliere l'uso di autoreggenti, di reggiseno imbottito o meno, di mutanda o meno. L'uso della poltroncina espositore per loro non è mai un problema. Con grande grazia e femminilità ri...

Il regalo americano

Sono tornato dall'america con un regalo, qualcosa i cui strascichi segnano ancora la mia esistenza. Non è una malattia venerea, non è una malattia in genere, eppure mina la regolare esistenza quotidiana. Ogni volta che entro in cucina, ne cerco le tracce, ne cerco le tracce nell'aria, sui mobili pensili, sul ripiano sotto il pensile in cui tengo del cibo. Infine apro l'anta fatale. Col tempo ora va un po' meglio, ma meglio spiegare dall'inizio, perché a periodi, ho pensato di non farcela. Alla fine dell'anno scorso, un sacchetto di riso, cominciò a manifestare una vitalità non consona a 2 kg di cereali essicati. Il sacchetto consumato a metà proveniva dagli avanzi del residence, e mi era sembrato un peccato buttarlo. Così ho pensato, che mi importa se dalle mie parti venga prodotto il miglior riso del mondo, anche questo dall'origine indefinita ha la sua dignità. Ecco, ad un certo punto hanno cominciato a svolazzare le farfalline, le tarme del riso si ch...

Buon appetito, e andatevene aff...

La mia ultima ex non dava il Buon appetito :-/ diceva che non erano buone maniere. Allora ho controllato (sono ing) e pare che sia vero, almeno secondo Lina Sotis, Della Casa, e chissà chi altri. Mi pare una cagata. E allora non diamoci neppure la Buona notte ! :-D Per questi personaggi, augurare Buon appetito è semplicemente "volgare". Se trovate una spiegazione minimamente logica, che non faccia assunzioni, non giudichi, non si pronunci sulla ragione per cui ci si siede a tavola, o su come si debba dimostrare il piacere per la convivialità, bene, fatemela conoscere. A me suona come il divieto di mangiar fave dei Pitagorici. Escludendo le fonti di chi si investe dell'onere di indicare il galateo, il bon ton, il nuovo galateo, il nuovo bon ton (sembra solo fonti italiane), si scopre che questa pratica volgare è diffusa in molte lingue e culture, testimoniata nella letteratura e nei vademecum dei diplomatici. Anche su questo punto prego di farsi avanti chi ha trovato i...