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Monologo di dialoghi

È un po' che non scrivo. Non sento in questo periodo lo stimolo a comunicare. Eppure in testa è un monologo continuo di dialoghi. Monologo di dialoghi, per quanto assurdo sempre di monologo si tratta, ma anche di dialoghi, immaginari. Dialoghi che sento che non si svolgerebbero mai nella realtà, perché nella realtà le persone a cui mi immagino di rivolgermi non rimarrebbero ad ascoltare, non interagirebbero e non sosterrebbero la discussione.

Non sono un introverso. Passo la giornata a parlare, e trovo anche il tempo per i miei monologhi. I clienti, i capi, i colleghi, non potrei lavorare in silenzio, e alla macchina del caffé, alla mensa, lungo i tragitti nei corridoi, mai in silenzio.

Nei miei monologhi interiori si allestisce la scena drammatica in cui le mie parole vengono intese, o meglio, le mie intenzioni vengono intese, e a differenza che nella realtà attraggono sempre l'attenzione dell'interlocutore. In un litigio amoroso, in un corteggiamento, la scena madre è quando vengono dette le parole che sciolgono l'amore dell'altro, no?

Ecco, non scrivo molto, perché non sento nelle mie parole reali la stessa forza di quelle nei miei monologhi.

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