Passa ai contenuti principali

Come un parcheggio ha cambiato la mia idea sulla morte

Ieri mattina, mi sono allontanato dalla strada maestra per raggiungere un bar poco distante la rotonda, lungo una modesta salita. Tale bar è una mia meta frequente quando voglio evitare la lotta al parcheggio in città. La strada è decisamente di campagna: poche case, poche auto, il distributore di carburante carissimo e distante da entrambi i paesi che la strada collega.
Alla rotonda svolto e mi inerpico per poche centinaia di metri fino allo spiazzo.
Il parcheggio come mi aspettavo era facile. A causa della pigrizia del week-end calcolo il punto più vicino in linea d'aria al bar, e quindi accosto all'unica macchina già in sosta il cui conducente evidentemente era vittima delle stesse mie pigre considerazioni.
Mi tengo a buona distanza perché non voglio crearmi problemi di spazio quando proprio non esistono. Il proprietario dell'auto, una signora tranquilla, entra nell'abitacolo e avvia il motore. Decido di concedermi quest'altro pigro lusso, di aprire completamente la portiera in totale libertà, e quindi attendo, per non batterle contro.

L'auto della signora si avvia, sale di giri e ha un sussulto dovuto al moto incipiente che scarica gli ammortizzatori anteriori e carica quelli posteriori, ma subito interrompe la spinta. L'auto senza trazione retrocede di pochi millimetri al punto di partenza. Io attendo.
L'auto riprova, sfriziona un poco. Fa' pochi centimetri ma si ferma ancora. Esita. Ritorna ferma.
Con una svogliata torsione del collo e delle spalle mi volto all'indietro, con notevole sforzo, convinto che non si dovrebbero fare queste fatiche in un parcheggio quasi deserto. E allora la vedo. Neanche fossi in centro a Torino. Ma cinque auto sono ferme attorno a me, alla ricerca di uno spazio per poter completare ciascuno la propria manovra.
Il parcheggio in fronte al bar, costituisce una vera e propria piazzetta tangente alla strada principale, che origina però anche un incrocio confluendovi anche altre due vie del paesino. In un istante erano sopraggiunte macchine da ogni direzione, e ciascuna si era messa in attesa per completare la propria manovra dell'uscita dell'auto della signora dal parcheggio.
Scendo dall'auto, osservo la scena. Le auto ferme una di fronte alle altre, come in un duello spaghetti western.
Anche la morte arriva inattesa durante una semplice manovra di parcheggio?

Post popolari in questo blog

Arrivederci

A Sopot in fondo al molo di 500 metri c'è un porto, tanto piacciono i porti e le navi ai polacchi. È tutto bianco: bandiere bianche garriscono alle sferzate del vento del Baltico, sulle panchine bianche i bambini in divisa bianca ridono e scherzano delle difficoltà degli adulti, le ragazze del nord dai lunghi capelli biondi trattengono il cappello a large falde e la gonna che non sempre mostrerebbe la traccia immacolata del costume. Soprattutto per questo ultimo spettacolo pago l'ingresso e mi reco ai tornelli (ecco questa è l'unica imperfezione della giornata). Una signora sorveglia l'ingresso, la saluto col trucco del bonfonchio, che è un saluto tipo rumore bianco (considerato il bianco del contesto), dove l'ampio spettro detto suoni generati contiene anche un -la ringrazio- in tutte le lingue del mondo. Superata la barriera vengo raggiunto alle spalle da sonoro -Arrivederci- con le vocali un po' allungate ma senza dubbio cordiale. Mi volto e vedo la signor...

Plattenbau

Attraversando i quartieri nuovi delle città europee distrutte dalla guerra, è inevitabile essere colpiti da un vago deja-vu. In Germania e in Polonia anche di più, ma solo perché ho attraversato tutte e due in pochi giorni. Un quartiere di una città può assomigliare a quello della città di un altro paese, un palazzo essere l'immagine speculare di quelli di fronte. In un film russo il protagonista torna a casa, ma è indotto a sbagliare città. Recandosi all'indirizzo con lo stesso nome, allo stesso numero di palazzina e appartamento, e con la stessa chiave (!!!) entra nella vita di un altro. Il finale è loro perché nasce una storia d'amore, ma almeno quello, il carattere di due è diverso. In tedesco di chiama Plattenbau, ed è una metodologia costruttiva basata fortemente su moduli prefabbricati. Quello da incubo potrebbe essere fatto così: mono colore (assente), mono modulo, senza balconi, tetto piano, fronte continuo per un chilometro, alto 30 piani, senza garage, parchet...

Acquazzone

C'è un primo stadio dell'intensità della pioggia. Chi è sotto gli alberi beato sulla panchina non desiste da ciò che stava facendo, chi si bacia, chi conversa, chi si beve una birra. Il parchetto davanti all'ingresso del centro commerciale e alla fermata del tram è popolato da varia umanità. La pioggia non interferisce con il caldissimo pomeriggio di Magdeburgo. Nel secondo stadio la pioggia ha saturato la capacità delle fronde di trattenere l'acqua. Tutti devono pensare ad una soluzione. La mia era stata presa scendendo dall'auto, col cappellino impermeabile e l'ombrello famigliare. Applico la soluzione ma rapidamente diviene inutile. Aggiungo un generoso androne, oltre al quale uso l'ombrello davanti a me a modo di scudo aggiuntivo. Quasi tutti corrono, direi inutilmente se entro 5 secondi non trovano un riparo, sembra un uragano. Giornale e borsetta sono palliativi, gli ombrelli vengono capovolti. Ci sono i predestinati, quelli che scendono dal tram esp...