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Riconsegna auto

Non è stato così semplice... Chiedo al collega che aveva già riconsegnato l’auto come avesse fatto. -Vai là e la riconsegni. -Tutto qui? Vado là? -Si si si, vai la semplicemente e la riconsegni. Allora vado là. Il cortile è vuoto, prendo il biglietto e il cancello si apre. Subito viene l’addetto che mi preleva le carte della vettura e me le mette in mano e mi indica l’ufficio per le riconsegne dell’usato. Il tizio coi baffetti mi saluta cordiale, mi chiede il nome e poi comincia a cercalo su una lista. -Non credo di essere in quell’elenco gli dico. -Ah no? E come pensa di riconsegnarla? -Non saprei... un collega mi ha detto di aver fatto così. -Ci vuole l’autorizzazione- dice lui. -Non ho nessuna autorizzazione, chi dovrebbe darmela? -...- ci pensa... –Un venditore! Di là è pieno di venditori, vadi di là! Signora Pina- e ride canzonatorio. Maledicendo il collega che evidentemente non aveva fatto solamente quello che mi aveva detto vado a cercare i venditori. Era il mese ...

Solo un cavatappi

Oggi ho passato il braccio attorno alla vita dell'amministratore delegato. Quello italiano, quello più grande :-D che poi non è veramente italiano, e non è neppure il più grande, come non può esserlo nessuno veramente se per grande si intende "giusto. sto bastardo per esempio, ha ceduto il ramo d'azienda in cui ero... L'ho avvicinato fantozzianamente, ovvero aziendalmente. Nel gioco dellle parti, lui, nell'improbabile veste di distributore di hamburger e hot dog si è prestato alla foto. Ero come fantozzi emozionato- Amministratore delegato! Permette una foto?- ma lo era ancor più il collega, che ha sbagliato la foto, quella in cui facevo il gesto che nel linguaggio del corpo significa "dominante", come un presidente degli stati uniti o un papa. Bene, quella foto non è venuta. Ho rifatto la coda (con un altro collega, timidissimo), il grande mi riconosce: -vuole due panini?- che in italiano vuol dire: che cazzo vuoi ancora qui? E invece nel gioco delle p...

Bionda bionda, beato chi ti...

Il famigerato gate A10: senza annunciare all'altoparlante alcuna variazione, il display inizia silenziosamente la deriva dell'ora partenza. L'ultima volta l'aereo partì con sei ore e mezza di ritardo. La vecchia avanti a me mangia da due bicchieroni di starbucks. Mangia, perché non è roba liquida, gelato forse, ma le cucchiaiate sono talmente grandi che le congelerebbero la bocca. Controllo il tabellone, sebbene mi avvicini il più possibile ogni volta che qualcuno ceda il posto, devo mettere gli occhiali per essere sicuro della situazione. E se me ne accorgo poi che cambia? Bionde belle e bionde tutte, tutte mangiano. Questa bella è un disastro, con le dita nel naso a fare pulizia. Questa è alta e vale un 60 kg. Ha un computer in valigetta nero, quindi di lavoro, ma è vestita da casalinga, in ciabatte, maglietta e pantaloncini corti di cotone, capelli come capita. Una bambina (bionda) fa dei capricci infernali, che non comprendo. La mamma (bionda) la prende da parte...

Raggiungerò il punto

Tu cerchi le parole ed io i momenti, e i tempi, e infine il ritmo per i movimenti. Salverai la virtù, se a cedere sarà stata la carne. Raggiungerò il punto dove il tuo profumo è più caldo, e il tuo sapore è di miele, e il mio raccoglierlo ti metterà scompiglio. In questo è la mia conquista. Non chiamare sfrontato il mio servirti, esser cortese imperfetto, che cerco la tua vicinanza e contatto, attraverso i vestiti e lo sguardo.

Il destino passa per le scarpe

Ogni viaggio è un'avventura. Consegno l'auto e trovano un bollo sul paraurti. Chiacchiero con un tizio del suo lavoro nel calzaturiero ad Asolo, e alla fine mi chiede di fermarmi una settimana con lui (bleah...). Check-in perfetto, senza coda, intoppi. Al varco di sicurezza le scarpe hanno qualcosa di anomalo. Le prendono e le spolverano con delicatezza (io non le mai spolverate da quando le ho comprate a Lisbona in liquidazione). Lo spettroscopio dice che è puzza normale. Le riprendono e le ripassano nel tunnel. Ancora qualche beep, penso ottimisticamente che sia sempre e solamente per la scarsa igiene. Con grande coraggio ora un tizio si mette ad esplorarle infilando le dita nell'antro stringato, scostando la soletta incollata per il calore e l'umido del piede camminatore. Si mettono in tre a fare consulto. La soletta di una sola delle due (perché anche le scarpe portoghesi sono generalmente due, e voglio evitare di dare regole assolute) ora viene rimossa e si torna ...

Vincere facile

Mi piace vincere facile: da Meijer, per la vendita di alcolici devono accertare l'età di tutti quelli sotto i 40 anni. A me chiedono sempre i documenti :-D