lunedì 15 novembre 2010

Come una corriera

La macchina del tempo corre alla rovescia, questa giornata durerà sino alla fine 30 ore, ed ora corre sul filo del tramonto. Posso vedere il bagliore rossastro, al di sopra del profilo dell'ala, è così da un paio d'ore, dal distacco da terra islandese, e non si saprà mai per quale reale motivo vi abbiamo fatto sosta. Ad un certo punto hanno chiesto se c'era un dottore a bordo, e dopo mezz'ora sono iniziate le procedure per l'atterraggio. La virata è stata impercettibile, ma sul monitor la variazione di rotta è stata evidente. Dicono che il tizio lo hanno fatto scendere col suo bagaglio, come una fermata della corriera :-)
Ma io non ho visto null'altro dall'oblò che lo strano mezzo che accede dall'esterno alla stiva. Posso marcare l'Islanda come ulteriore stato visitato, così, immerso nel buio senza confini, col paesaggio lunare piatto e brullo, tracce di crateri o cose simili. Ricorda la Norvegia all'approssimarsi al capo a nord, ma fatta di terra bruciata e scura, con ampi circoli rocciosi simili a crateri o similari, le luci agglomerate nel buio delle quasi basi spaziali. Faccio una foto dall'aereo in sosta. 3 ore di ritardo.

Per il resto il viaggio è stato accompagnato dallo straziante pianto di un neonato, e del piante del poco più bimbo suo fratello (?). Un mio collega è seduto accanto a loro, vistosamente in difficoltà a cercare di aiutare la madre, unica accompagnatrice dei due. Cede la hostess bruna dalla carnagione chiara, dagli occhi scuri e il viso dolce. Le ho sfiorato la mano quando mi ha porto il bicchiere, grande, dura, senza grazia, ma curata e liscia. Stringe vicino al viso il neonato e chiude gli occhi. I passeggeri dei sedili innanzi a lei, guardano e ridono. Lei riapre gli occhi, senza imbarazzo sorride ai due. Sposta la creatura dalla guancia lontana dalle parti dure e fredde della parte alta della divisa, che rende la ragazza ordinata e bellissima, e la appoggia dove è caldo e tenero, e dove piacerebbe anche a me essere adagiato e stretto, con gli occhi chiusi.
Nel viaggio leggo di un riminese di successo nello sfruttamento dei pali della luce cittadini, partito come venditore di mangimi. Vedo un documentario sui ricchi chef inglesi, che notoriamente, si sa, non appartengono ad una nazione di buongustai. Penso che se almeno potessi adagiarmi su quella divisa, ogni notte, così fascinato, potrei dire di aver condotto una grande vita. E poi penso che anche portare due bimbi in aereo possa essere significativo di una vita diversa dalla mia attuale, trascorsa a fare senza dubbio altro. In settimana ho già vissuto ragionamenti esistenziali, al concerto all'Auditorium, riflettendo sui concertisti.
Ora, guardo 'Così fan tutte' con due cantanti piacenti, una bella e morbida come la hostess, l'altra più bella (ma non più bella della hostess), ma quando canta, la passione canora le fa assumere le espressioni della bocca e degli occhi sgraziate di una alienata. Insomma, nessuno è perfetto, ma chiunque può fare cose sublimi. Sempre che li si osservi.

Visto che torno in America penso agli hamburger, a quanto siano incompresi in Italia. Ma anche altrove. Quanto è svelto prepararli, a partire dall'acquisto del macinato. Può essere grasso quanto si vuole, basta cambiare cottura, più a lungo, scolando via il grasso fuso, includendo nell'impasto qualcosa di inerte che aiuti il drenaggio. Dovrei studiare come fare il record di hamburger cotti da una persona sola. D'altra parte in Italia si fanno già i record di salamelle, l'hamburger è anche più semplice, perché basta la pasta, senza insaccarla.
Con l’hamburger si può ragionare per accumulo, come il junk food americano, o semplificando come il fast food estremo. Ma anche rallentare e selezionare nelle materie prime come la tartare al ristorante.
Esempio di accumulo. Ci sono molte cose buone da mangiare assieme all'hamburger, quindi è possibile mangiarle tutte insieme: fetta di pane, salsa di senape, hamburger, pancetta, insalata, pomodoro, wurstel, cetriolo, uovo fritto, formaggio fuso, cipolla cruda.
Esempio di semplificazione: solo 3 tra gli elementi sopracitati.
Rallentiamo con un esempio di macinato magro, quasi al sangue, con pomodorini e rucola, oppure lasciarlo crudo come una tartare.

domenica 3 ottobre 2010

Riconsegna auto

Non è stato così semplice...
Chiedo al collega che aveva già riconsegnato l’auto come avesse fatto.
-Vai là e la riconsegni.
-Tutto qui? Vado là?
-Si si si, vai la semplicemente e la riconsegni.
Allora vado là. Il cortile è vuoto, prendo il biglietto e il cancello si apre. Subito viene l’addetto che mi preleva le carte della vettura e me le mette in mano e mi indica l’ufficio per le riconsegne dell’usato.
Il tizio coi baffetti mi saluta cordiale, mi chiede il nome e poi comincia a cercalo su una lista.
-Non credo di essere in quell’elenco gli dico.
-Ah no? E come pensa di riconsegnarla?
-Non saprei... un collega mi ha detto di aver fatto così.
-Ci vuole l’autorizzazione- dice lui.
-Non ho nessuna autorizzazione, chi dovrebbe darmela?
-...- ci pensa... –Un venditore! Di là è pieno di venditori, vadi di là! Signora Pina- e ride canzonatorio.
Maledicendo il collega che evidentemente non aveva fatto solamente quello che mi aveva detto vado a cercare i venditori.

Era il mese della flessione del 40% nelle vendite del settore non più supportate dagli aiuti del governo (che per qualche ragione vende pure lui le auto), e di venditori ce n’era più di una decina, appoggiati alla scrivania dell’enorme salone, col mento sullo scrittoio o sul palmo della mano col gomito appoggiato allo scrittoio, o la fronte sullo scrittoio. Ogni tanto uno alzava la testa e tirava una palla di carta fatta da un modulo per i contratti sulla testa del vicino, come a scuola, che rispondeva con una imprecazione blasfema.
C’è una sola venditrice.
La signora Pina inizialmente è accondiscendente, controlla il contratto, lo stampa, riporta a mano i calcoli della svalutazione, gli accredita il pagamento del nuovo bollo da me effettuato, poi mi chiede: -Ma lei non ritira nessuna auto nuova?
-No, vede, io non lavoro più come dipendente.
-Allora non può riconsegnarla.
Cerco di spiegare: -Ha ragione, ma c’è una convenzione con la mia vecchia e con la nuova società, e io non devo tenermela sta macchina, devo riconsegnarla.
-Chiedo al capoufficio del venditori.
-Ma prego.
Si allontana. Gli altri venditori si sono accorti che deve essere successo qualcosa di particolare, e sono rivolti dalla mia parte come le mucche intente a fissare il treno.
La Pina ritorna trionfante, ma con lo stesso sorriso dell’addetto alla riconsegna: -No no no, lei la macchina la deve tenere e pagare l’intero valore di un anno fa- e ride canzonatoria.
-Credo che sia meglio chiedere l’aiuto a casa a questo punto, chiamo il mio collega e mi faccio spiegare meglio come si sono svolte le cose.
Chiamo chiaramente un altro collega. Telefonata molto rassicurante.
-Il mio collega ha parlato con la signora Rossi. Lei sa tutto.
-La signora Rossi?- la venditrice barcolla. Le telefona. Annuisce. Col sorriso spento mi scrive sul foglio l’autorizzazione e l’importo precedentemente calcolato.
Spengo il sorriso anche all’addetto alla riconsegna.
Poi vado in cassa. –Posso pagare con la carta di credito?
-Certamente!- eppure anche alla cassa è in voga il sorriso beffardo, deve essere qualche cosa nel distributore dell’acqua o nell’intere rete idrica del grande salone della multinazionale italiana.
Consegno la carta con 2% di commissioni.
Con falsa desolazione mi riconsegna la carta: -Ci dispiace, forse è perché è l’ultimo del mese, ma la sua carta non autorizza la transazione.
-Può darsi. Può provare con quest’altra?- e consegno la carta con 4% di commissioni.
Transazione effettuata, si spegne anche questo sorriso beffardo. Restituzione auto effettuata.

venerdì 27 agosto 2010

Solo un cavatappi

Oggi ho passato il braccio attorno alla vita dell'amministratore delegato. Quello italiano, quello più grande :-D che poi non è veramente italiano, e non è neppure il più grande, come non può esserlo nessuno veramente se per grande si intende "giusto.
sto bastardo per esempio, ha ceduto il ramo d'azienda in cui ero... L'ho avvicinato fantozzianamente, ovvero aziendalmente. Nel gioco dellle parti, lui, nell'improbabile veste di distributore di hamburger e hot dog si è prestato alla foto.
Ero come fantozzi emozionato- Amministratore delegato! Permette una foto?- ma lo era ancor più il collega, che ha sbagliato la foto, quella in cui facevo il gesto che nel linguaggio del corpo significa "dominante", come un presidente degli stati uniti o un papa. Bene, quella foto non è venuta. Ho rifatto la coda (con un altro collega, timidissimo), il grande mi riconosce: -vuole due panini?- che in italiano vuol dire: che cazzo vuoi ancora qui? E invece nel gioco delle parti ecco un'altra foto, in cui siamo paritetici, ma vince lui, è chiaro. Eppure nella foto non si vede che gli cingo la vita e che gli tocco il culo, per la fortuna, proporzionale al contenuto del portafoglio, che non aveva, come allo stesso modo le fighe materialiste non portano le mutande. E invece, ho trovato quello che hanno tutti i camerieri: il cavatappi.
La visita del cameriere delegato comprendeva anche la rivista delle forze armate di cielo, di terra e di mare, le donne del regime (poche invero, anzi, nessuna, questo e' stato il mio vero rammarico), la divisa con scritta ecologica per la mente (maglietta nera).

Che bella è la vita ;-) a volte me lo scordo.

martedì 17 agosto 2010

Bionda bionda, beato chi ti...

Il famigerato gate A10: senza annunciare all'altoparlante alcuna variazione, il display inizia silenziosamente la deriva dell'ora partenza. L'ultima volta l'aereo partì con sei ore e mezza di ritardo.
La vecchia avanti a me mangia da due bicchieroni di starbucks. Mangia, perché non è roba liquida, gelato forse, ma le cucchiaiate sono talmente grandi che le congelerebbero la bocca.
Controllo il tabellone, sebbene mi avvicini il più possibile ogni volta che qualcuno ceda il posto, devo mettere gli occhiali per essere sicuro della situazione. E se me ne accorgo poi che cambia?
Bionde belle e bionde tutte, tutte mangiano. Questa bella è un disastro, con le dita nel naso a fare pulizia. Questa è alta e vale un 60 kg. Ha un computer in valigetta nero, quindi di lavoro, ma è vestita da casalinga, in ciabatte, maglietta e pantaloncini corti di cotone, capelli come capita.
Una bambina (bionda) fa dei capricci infernali, che non comprendo. La mamma (bionda) la prende da parte. Si siede sulla moquette e le parla con molta calma. La peste sbraita qualcosa, sbatte i piedi, si rotola, assume pose teatrali. La bionda mamma non perde la calma, anche se non ottiene nessun risultato. Ehm.. Ma quando è lecito far volare lo sganassone? Affrontare un confronto verbale? Arriva il papà, si danno il cambio. La mamma si allontana, si chiude nel cesso come Magda di Furio: non ce la faccio piùuuu (immagino).
Teorie di passeggeri cambiano gate. Mi sono convinto che perderò l'aereo in quel modo, non capendo quello che dicono al microfono gracchiante.
Temporale. Aereo rimandato a ora da definirsi...
Piove che non si vede un palmo dal naso. Il tabellone aggiunge solo 25 minuti, ma non ci credo molto.
Il tizio riprende a parlare. Capisco solo che la prende alla larga, almeno un minuto di introduzione, per chiudere con la notizia, mai piacevole.
Cedo, e predo un Iced Caffe, che poi è un caffè col ghiaccio, altro che quello sheckerato con amaretto a cui sono abituato. Ce n'è talmente tanto che non riesco a tenerlo in mano tanta è la sua capacità termica in confronto a quella della mia mano...
Controllo i baffi della bionda bella con le dita nel naso. Ne ha. Le gambe sono messe nettamente meglio. Scrive mail sulla review di una sceneggiatura, su sms fatti da blackberry e mendati su fb o twitter. Roba da newyorkese... Ormai ho la mano blu dal freddo, movimenterebbe l'attesa se gliel'appoggissi sulla coscia all'improvviso. Eppure preferirei platealmente infilarmela nei pantaloni per rimescolare le palle e confortarle così della lunga attesa sui sedili di due continenti.
Il tabellone progredisce, e la bella baffuta cambia continuamente soggetto. Ora dedica il mailing alla notizia che la gomma Orbit è la più popolare (forse erano sulle gomme da masticare quelle precedenti su Trident). Ora esibisce un foglio elettronico con dati di vendita o produzione di tutti i gusti... Ecco, è del marketing...
Ora siamo in perfetto ritardo, con un accentuarsi del maltempo, con la differenza che siamo in fase di taxi con le bustine di pretzel che una hostess divertita ci ha dato. Un omone che per poco poteva sedersi accanto a me, mangia appena un posto più in là piatti freddi di pollo speziato che appesta la cabina.
Comunicazione del capitano: temporale passato, ma ne arriva uno peggiore, ma allegri: siamo i primi della coda per il take off. L'omone ha una borsata di roba da mangiare, fa commenti coi colleghi, e tutti sghignazzano.

sabato 14 agosto 2010

Raggiungerò il punto

Tu cerchi le parole ed io i momenti, e i tempi, e infine il ritmo per i movimenti. Salverai la virtù, se a cedere sarà stata la carne.
Raggiungerò il punto dove il tuo profumo è più caldo, e il tuo sapore è di miele, e il mio raccoglierlo ti metterà scompiglio. In questo è la mia conquista.
Non chiamare sfrontato il mio servirti, esser cortese imperfetto, che cerco la tua vicinanza e contatto, attraverso i vestiti e lo sguardo.

sabato 7 agosto 2010

Il destino passa per le scarpe

Ogni viaggio è un'avventura. Consegno l'auto e trovano un bollo sul paraurti. Chiacchiero con un tizio del suo lavoro nel calzaturiero ad Asolo, e alla fine mi chiede di fermarmi una settimana con lui (bleah...). Check-in perfetto, senza coda, intoppi. Al varco di sicurezza le scarpe hanno qualcosa di anomalo. Le prendono e le spolverano con delicatezza (io non le mai spolverate da quando le ho comprate a Lisbona in liquidazione). Lo spettroscopio dice che è puzza normale. Le riprendono e le ripassano nel tunnel. Ancora qualche beep, penso ottimisticamente che sia sempre e solamente per la scarsa igiene. Con grande coraggio ora un tizio si mette ad esplorarle infilando le dita nell'antro stringato, scostando la soletta incollata per il calore e l'umido del piede camminatore. Si mettono in tre a fare consulto. La soletta di una sola delle due (perché anche le scarpe portoghesi sono generalmente due, e voglio evitare di dare regole assolute) ora viene rimossa e si torna nel tunnel. Insomma, in una delle due scarpe c'è un pezzo di metallo, non intruso dalla suola, ma incluso nella lavorazione. Interessante scoperta questa della dissimmetria... Avevo sempre sentito più freddo all'altro piede.
Per non dire di non aver sottovalutato il mio caso, decidono di dedicare più tempo a me. Il tipo con mani intrise del percolato delle mie scarpe, mi palpeggia completamente, cioè facendo quello a cui ero scampato per una settimana intera con l'equivoco appassionato di scarpe di Asolo. Ma che coincidenza è mai questa?
Mai incontrato un fabbricante di pododispositivi pederasta e pochi minuti dopo le mie scarpe vengono per la prima volta analizzate approfonditamente, come analmente avrebbe fatto il simpatico compagno di shuttle. Scarpe e ano, avrei dovuto pensarci prima...
Ora tocca al computer, ma questo è normale, solo che 'sta volta con solerzia svuotano completamente la borsa. Il certi giorni particolarmente sfortunati, la mia borsa contiene: alimentatore pc, con tripla e adattatore usa, libro per il viaggio, penne biro, badge azienda, cavo di sicurezza, cavo usb per il telefono, cavo ethernet, cuffie con microfono, alimentatore telefono per auto, supporto con ventosa per telefono, due caricatori da muro per telefono, adattatore usa, telecamera, pacchetto fazzoletti, pacchetto gomme da masticare, righello, fogli, monete, chiavi valigia, chiavi casa usa.
Devono farmi passare. Abbandono l'America penso.
Non la pensa così la Continental. Ritardo di quasi un'ora. Giurano che le coincidenze verranno garantite.
Sono sul primo dei due aerei. Suggestionato dalle coincidenze riconosco molte persone notate in diversi punti dell'aeroporto. Riconosco una signora dal libro, una ragazzina dalle tette, le gambe storte ma lunghe di una cinese, l'armeggiare col cavo del lettore mp3, un tipo alto con i globi oculari leggermente spinti all'infuori come una rana, che entra a stento in questo tubetto volante con solo 3 posti per fila. Anche la milf incinta e la sua strapanza tonda la ritrovo qua.
Giunti su New York, la gente è elettrizzata e si sporge chi può a cercare nella foschia qualche scorcio della città noto, anche se l'aereo è un volo interno, per lo più frequentato da americani. Io vedo dal mio lato una trafficata highway, con sopra forse poncharello, e in fondo mi basta.
Cambio fuso orario sui telefoni e mi rimetto le scarpe. Fuck the world.

martedì 3 agosto 2010

Vincere facile

Mi piace vincere facile: da Meijer, per la vendita di alcolici devono accertare l'età di tutti quelli sotto i 40 anni. A me chiedono sempre i documenti :-D

lunedì 2 agosto 2010

I film romantici

I film romantici li guardo volentieri, ma solo in compagnia. Perciò, per non venire meno a questa regola adesso cucinerò una frittata di 12 uova. Perché sono da solo sta settimana la faccio con le cipolle, e al socio di trasferta le cipolle non piacciono, ed ora lui non c'è... anche 'ste convivenze forzate non mi piacciono... Così saremo in compagnia ugualmente, io e la mia digestione, dalla cena, al film, a tutta la notte. ....

sabato 31 luglio 2010

Strabiliante onnipotente

La nuova collega ha un carattere particolare, difficile, si potrebbe dire applicando un piccolo preconcetto, antipatico . Con maggiore scioltezza e franchezza nei giudizi invece direi che è una stronza, a tutto tondo, calzata e vestita, integrale.
Il carattere viene formato di molteplici esperienza della vita, ma in alcuni casi deriva direttamente dal nome. Per esempio in precedenza avevo conosciuto Cosina Piccola, dal carattere molto dolce e pacato.
Non volendo riferire per esteso il nome della nuova collega vi fornisco la traduzione del nome fornita in prima ricerca dai motori di ricerca.

Traduzione nome: (s.)onnipotente, (agg.)divina, (agg.)magnifica.
Traduzione cognome: (s.)natale, (s)giorno della nascita, (agg.)relativo alla nascita.

Che bambina doveva essere quella per la quale è magnifico natale tutti i giorni? Avvolta nella sua aura onnipotente come doveva muoversi tra le compagne?

Si nota di lei l'espressione austera. Un poco già signora, signora Rottenmeier di "Heidi", o la signora Blücher di "Frankenstein Junior". Ma molto di più signora Diesel di "Alta Tensione" con annesse tendenze sado. Il commiato improvviso nel mezzo delle discussioni. Le risate esplosive simili al singhiozzo completano il profilo.

Bene, ieri ho scoperto che il cognome non è il suo, perché è sposata. Come?
Le ho detto, senza particolare galanteria, che lei ha un aspetto che potrebbe benissimo essere italiano (includendo un certo vistoso difetto sul lato B). Evidentemente risentita ha ribattuto che: "nooooooo, il mio aspetto potrebbe essere francese!"
Ha maggior dimostrazione ha scritto su un foglio il suo nome da ragazza, di cui fornisco analoga traduzione.

Traduzione cognome: (agg.)strabiliante, stupefacente, sorprendente.

Non oso accostare quindi il nome al cognome per non invocare nessuno invano. Sto già patendo abbastanza conseguenze per la sua vicinanza :-D

Il foglio lo sto conservando, come futura reliquia.

lunedì 19 luglio 2010

I carrelli

C'è più gente del solito in aeroporto, forse per l'inizio della stagione vacanziera, stagione che non vivrò a sufficienza. Partono piccoli gruppi, con qualche bambino e molte valige. Nella mia fila al check-in un signore già abbronzato con una moglie pallida e sbattuta, gestisce due carrelli pieni di valige enormi e 4 figli tutti maschi, che si distribuiscono nella hall seguendo la legge della diffusione dei gas.
I più vecchi sono anche i più intraprendenti, stanno cercando di recuperare la moneta dal carrello, sono grassi e con la faccia cattiva, e approcciano il problema con la forza, cercando di estrarla con due dita a pinza, poi cercando di inserire la spina destinata a liberare il carrello che verrà riposto successivamente nella fila del deposito.
Per tentativi, come una scimmia, trova la giusta soluzione, incatenando tra loro i due carrelli del padre, che si è distratto un attimo. Sembra un gioco, ma ora i carrelli non possono più viaggiare affiancati, e la coda è di quelle piene di anse dei moderni aeroporti.

giovedì 1 luglio 2010

BBQ Apple

Sono soddisfatto, ho visto cosa ha risposto la apple agli utenti che contestavano i problemi di ricezione dell'antenna dell'ultimo iphone.
Qua i consulenti italiani per prima cosa hanno comprato la pasta barilla, e poi l'iphone e poi sono andati da abercrombie & fitch. Poi li fermano in dogana, e quelli gli infilano dove più gli pare tutto quello che hanno comprato (come faranno con me, solo che a me devono mettere nel culo un barbecue praticamente sferico da 60 cm di diametro.
Posso metterci dentro il PC e provare a dirgli che è la sua valigetta, perché preferisco quelle rigide. E poi il PC ha problemi di cooling, lo devo tenere su una griglia infatti. Se l'iphone ha problemi d'antenna, non vedo perché il mio PC non possa avere problemi di cooling. Gli dico che è stata l'IBM a consigliare quella valigetta.

lunedì 26 aprile 2010

Notte

Ieri un'altra volta in depressione. La città è distesa in fondo, come un plaid un po' mal messo, perché il tessuto di edifici non è regolare, i tetti non sono tutti rossi, rossi pattone come i nostri, e le case non sono tutte alte uguale. In questa città ognuno ha fatto quello che gli è parso, così il tessuto non c'è, è tutto smagliato, bucato, irregolare. E queste montagne sono la pancia di una vecchia, senza le onde regolari dei fianchi e delle natiche delle più belle brasiliane.

mercoledì 21 aprile 2010

L'ultima rampa

L'ultima rampa prima del piazzale su cui si apre l'ingresso degli uffici è particolarmente ripido. Si capiscono le intenzioni dell'autista da come prende l'ultima curva, stretta come un tornante di montagna, e in effetti siamo in montagna, a circa 1000 metri, qualche centinaia di metri sopra al centro della città. Le auto ad alcool non ce la fanno se non in prima: il motore poco a poco soffoca inoltrandosi sull'erta. Prossimi ad imballare devono scalare in prima. Ansiosi di riprendere la marcia tirano, fino a far piangere il motore, voglia di rivalsa, con rabbia innestano la seconda, quando, superato l'acme, la salita da una sensibile tregua. Rimangono pochi metri da fare in seconda, ma l'autista ha la certezza che il suo mezzo è ancora idoneo alle asperità della città dal bell'orizzonte.

Eppure avvengono contrattempi pericolosi, provenendo dal basso, come sulla scala di un pollaio, come in una scalata sociale. Nel fare il tornante di slancio si può incontrare un mezzo di ritorno, lanciato a rotta di collo giù per la montagna. Questo può impedire di prendere il tornante con la traiettoria ottimale. Ho vissuto anche personalmente un sorpasso esterno da parte di un'auto proveniente da dietro, irrequieto dal non poter prendere l'abbrivo che pensava di meritare, ostacolato, impedito dal modesto taxi su cui mi trovavo. Altro impedimento è la presenza di mezzi in manovra dal grande palazzo sul lato sinistro, con il garage troppo angolato rispetto la strada. Oppure auto ferme a far scendere gli studenti dell'istituto universitario sulla stessa carreggiata destra. E per finire un sequenza irregolare di 3 buche, non allineate, ce richiede la perizia di scegliere la giusta traiettoria per non infilarvicisi con una delle ruote anteriori.
Insomma l'ultima erta è un'avventura in se, dove è facile vincere con un motore a benzina, ma per far vedere chi sei la devi affrontare con l'alcool, (sobrio).

lunedì 19 aprile 2010

Muta in taxi

Con me mutava, mutava letteralmente, diveniva muta. Per quanti sforzi facessi di apparire brillate fallivo. Battute imbattibili, paradossi, parossismi, similitudini, analogie salaci. Nulla, lei mutava. Che rabbia quando la sentivo ridere ai discorsi del collega, quello che non sopporto per il 50% del tempo, coi suoi discorsi oziosi e inutili nel suo portoghese bislacco. Le sue risate erano una pugnalata, ogni intervento nella discussione un colpo al basso ventre- alto pene. Ammesso che non capisse l’italiano o il mio italiano, rimane il fatto inoppugnabile che rarissimamente mi volgeva una domanda o il seme sul quale condensare qualche goccia di conversazione.

Perché non ho visto cosa accadeva? È il caos che avanza?
La realtà l'ha vista lei, e ne sono venuto a conoscenza sentendola raccontare le sue avventure, che sono state anche le mie.
Come ho fatto a non dare peso a Buenos Aires, fuori dall'aeroporto, alla scena di lui che parte spedito, come il santo, intenzionato a risolvere il problema. Poi io, avanti a lei, per un sentimento protettivo, un po' glebas, vittima della mia màlia passiva. Infine lei. Come la cronaca riporta eravamo come al mercato del pesce, assaliti dai venditori, che poi erano taxisti, alla ricerca di clienti che scarseggiavano al momento. Certo un mercato particolare, dove il prezzo è fisso, quindi l'offerta era solo basata sulla simpatia (uguale a zero). Di lei ricordo solo il passo breve e un po' impacciato, a sentirla a causa di una rotella della valigia consumata in modo irregolare.
Non rideva e non dava segni di irrequietezza.
Lui invece scambiava poche parole con questo e con quello, facendo segno di diniego ad ogni commiato.
Il percorso era obbligato al disotto di una lunga pensilina, dove noi tre eravamo gli unici di 40 non taxisti. Gli altri erano prima di tutto indiavolati e senza lavoro, secondariamente erano taxisti.
Alla fine, fine della pensilina, un ragazzo, né taxista né cliente, bensì un palafreno, accetta una offerta clamorosa di 65 pesos, e la rivende all'ultimo della coda di disoccupati tassinari. Con un ampio gesto vittorioso ci chiama. Il taxi è a furgoncino, molto confortevole e si parte. Non ricordo quale fosse l'argomento che scatenò la rissa. Suppongo che la destinazione fosse già stata pattuita con tra le parti, invece a sorpresa, quasi casualmente, si è questo il mio ricordo, parlando di dove conducesse la strada il taxisti fece la scena di rendersi conto che 65 pesos non fossero sufficienti per condurci all'altro aeroporto, che aveva capito altro.
La lotta verbale si ingaggiò subito, in spagnolo, con parole tipo puta, madre, coder. Ci scarico al distributore li vicino, per fortuna prima di entrare in autostrada. Il socio mentre stava ancora litigando col furbacchione aveva già chiesto informazioni ad un pullman di linea lì in sosta, e ad un altro taxi, di quelle compagnie che non sono autorizzate a mettersi in coda agli arrivi. Questi, per non fare il ritorno a casa senza una corsa pagata accettò subito.
Nel racconto della ragazza tutti questi aspetti di teoria dei giochi erano ben delineati. Aggiungerei le condizioni precarie di spazio del secondo mezzo

domenica 18 aprile 2010

Con Ruth ho volato

Ruth, hostess tedesca, lasciami addentare il tuo seno, coprimi con le tue trecce bionde, lasciami tornire con le mani le caviglie, e via su, il polpaccio elastico, il ginocchio e la coscia lunga, lascia che impasti le natiche per farne pane. Il fascino della divisa, un tailleur sbarazzino con una giacchetta col bavero dal profilo che produrrebbe una scollatura profonda, chiusa in alto con i lembi a contatto tra loro, e in un punto intermedio in cui i lembi sono solo accostati lasciando lo spazio di un dito.
Le guardo la caviglia, penso ai massaggi che ho visto in un video in aeroporto a san paolo, con l'invidia per chi per professione, poteva esplorare la modella, e con la fantasia condurla piano nei sentieri di una seduzione sensoriale minuziosa ed estesa a tutto il corpo, con le mani unguentose, strofinamenti accidentali del proprio basso ventre che non può rimanere insensibile, finché fatto uscito dal ruolo di cieco spettatore è chiamato alla ribalta e lasciato esplodere a conclusione dell'esplorazione di quel corpo.
La fantasia nasce dalla caviglia e dal piede. Tacco alto, altissimo, basso, assente. Una caviglia per ogni tacco. Partendo dalle ciabattina infradito, il piede piatto, e il tallone squadrato danno il risultato peggiore esteticamente. Il tacco e la scarpa urgono. Se invece il piede è polposo, coi tendini in risalto gradevolmente, e il tallone disegnato come la testa di una oca, allora è amore.
Ho esagerato al duty free, con la levataccia alle 3 e un quarto di mattina, con la stessa camicia di due giorni di ufficio, ho cercato di nascondere l'insicurezza con gli espositori di profumo. Non scelgo per molto, un profumo super markettizzato mi si propone lui, con una enorme foto di un macho nel gesto di tirare di boxe. Deve essere comune in un aeroporto a quell'ora di mattino, perché accanto a me, un commesso si sta facendo la doccia nebulizzandosi di essenza di agrumi rossastra.

domenica 11 aprile 2010

In taxi in Brasile

Stamattina Grande Fratello, per radio col taxista, intercetto parole come straniameeeento, isolameeeento, persona super carinooosa, amoroooso.
Ed ecco i contributi live registrati do trombano, litigano, con sottofondo musicale aggiunto

Il taxista questa mattina ascolta musica degli evangelici.

Stavolta non smette di parlare di calcio, ma non ascolta, come qualcun altro che conosco. Ha il tono dell'esaltato, sopra le righe, si fa le domande e si risponde da solo: -per chi tieni?- rispondo subito e con sicurezza una balla, perché la verità è che il calcio, detto alla francese: mi fa cagare. Ora mi rendo conto che avrei dovuto rispondere con maggiore fantasia, citando la squadra inventata di una piccola città sconosciuta italiana. Lui la mi squadra vera di città vera di fede inventata la conosce e comincia a fare battute e domande che non comprendo. Rispondo con una risata a quelle che sembrano battute e con una risata a quelle che sembrano domande. Il problema non è rispondere, quanto impedirgli di voltarsi in continuazione verso di me per cercare consenso. Alla fine mi ritrovo a difendere la squadra della pro vercelli e di tutti i suoi scudetti, compreso quello rubato a tavolino dall'inter... Ma che glielo dico a fare? Perle ai porci, non capisce e continua i suoi monologhi fatto di memorie dei risultati dei derby cruzeiro-athletico mineiro, della trasformazione del nome cruzeiro partendo dal club di emigranti genovesi, dalla nuova divisa rosa, delle formazioni più importanti di tutti i tempi. Dei proprietari delle squadre di calcio, sugli uomini più ricchi d'italia. Quel giorno poi c'era pure un maggior traffico rispetto il solito.
Argomenti conclusivo è su quanto è bella BH: gostoooosa, muito gostoooosa. Niente mancia.

Questo mi chiede di cesare battisti. Sbaglio a cercare di spiegare che cesare battisti era un patriota della trento italiana, fucilato dagli austriaci, che questo è un altro, accusato di diversi omicidi, e con a carico diversi ergastoli. Protetto dalla francia e ora dal presidente del brasile.

Questo mi parla del ben-te-ve

Questo di quanto ha viaggiato in brasile

Questo ci tiene a dirmi che parla inglese

Questo vuole portarmi a mignotte

Questo continua a chiedermi dove andare

Questo non ha resto, anzi cambio, dopo 10 minuti di discussione mi rendo conto di avergli rifilato una banconota in euro.. Se se ne stava zitto ci guadagnava 2 volte e mezza

Questo sente la radio cristiana che fa suonare musica cristiana inframmezzata a riflessioni cristiane e a disturbi, perché non deve aver collegato l'antenna alla radio, oppure gliel'hanno fregata. Sulla musica canta anche lui, anche sui disturbi senza soluzione di continuità, evidentemente sono musiche famose, forse anche i disturbi... Quando la vecchia cristiana parla invece annuisce, e borbotta qualche cosa, cristonando agli automobilisti dall'alto del suo taxi benedetto.

domenica 4 aprile 2010

Brasile

Quando ci si ammazza di lavoro la giornata si appiattisce. Salgo sul taxi, bondia, nova lima, in fiat. Chiudo la portiera con la sicura. Il taxista mi rivolge delle frasi che senza essere ripetute non comprendo. Scena del commiseramento passando davanti alla favela all'uscita di nossa senora del carmo, Scena della recibo manual, del resto che non ha, tornello, 3 andar, jungla, scorrettezze, cantina, il mio amore mal celato per un paio di colleghe (non in cantina, che è la mensa), mano a mano che gli italiani se ne vanno a dormire riprende la pace, ore piccole, la mente che esce fuori al limite dell'orizzonte schivando grattacieli, brutture varie che l'umanità non vuole salvare e quindi non fan parte del suo patrimonio e non merita rispetto e considerazione. Spero solo di non aver fame, di non aver collegi che ti cercano, di aver la connessione libera e buttarmi sul letto con mail e messaggi di gente lontane che ormai dorme e mi pensa sulla spiaggia di ipanema, che è in mezzo ad una megalopoli in cui la vita non ha prezzo perché non ha compratori o valore.
Sono solo passati 5 minuti. Sono ancora nel taxi. Son sicuro che questi sono solo i pensieri del primo giorno di scuola. Come tutte le altre volte la realtà è priva di tutta questa consapevolezza.

5 minuti a lamentarmi, pretendendo di abbracciare con pochi pensieri il mio rapporto con una città in cui sono straniero.
Si possono percorre due tragitti per raggiungere Nova Lima dall'albergo: nossa segnora do carmo e la Raja. La strada la lascio scegliere al taxista, che preferirà questo o quello percorso in base alla sua valutazione del percorso a lui più conveniente: maggiore distanza o minor tempo?
Sul Contorno si comincia col superare il mio locale più frequentato. Non è molto frequentato, ma è quello che io frequento di più. Ce n'è uno più economico ma fa solo spiedini, ed è molto sporco, ma è frequentatissimo, ma non da me. Ce né uno buonissimo ma è più lontano. Ci vado la domenica perché fa un vero rodizo, con anche il pesce.
Dopo c'è la curva che incrocia la strada che i taxi prendono per arrivare dal lato giusto dell'albergo. Questa cortesia costa un euro di tragitto in più. A volte mi invento di essere nell'albergo di fronte, così mi lasciano dall'altro lato del mio albergo.
Poi viene la pasteleria. L'anello più basso della catena alimentare della città, se si escludono i butequi del mercado central. Si mangiano i pastel e altre cose fritte, di pollo per esempio. Questi ultimi li evito, ma i pasteis se fritti leggeri sono ottimi. Per l'appunto questo è il re do pasteis. E io ci credo.
Poi viene il sexi shop. In brasile è tutto più normale... se pensi che il tanga è normale... Non ci sono mai entrato. Ma in questa città non mi pare abbiano un grande successo i sexy ammennicoli.
Il fiorista a seguire, il negozio di telefonini, una cartoleria. Che dire di questi? Non ci provo ad annusare i fiori se non dopo la pioggia. Non compro telefonini perché essendo importati non convengono. Non compro cartoleria perché me la procuro in ufficio.
E siamo solo a 200 metri dall'albergo.
Una palestra. Ma quanti soldi buttano nelle palestre... Certo solo chi se lo può permettere... Ma non ci vanno mica solo quelli con le auto nere e i vetri fumé e gli occhiali da sole, neri.
Un martellinho de oro, mago della sua arte, si presenta l cliente con la sua cassettina da lavoro e ne estrae martelletti e altri arnesi con i quali ribatte a misura le carrozzerie ammaccate.
La drogheria in franchising che vende di tutto 24 ore, metà delle quali da dietro le protezioni blindate di vetro e acciaio.
Un mobilificio per arredi d'ufficio, che si chiamano escritorios.
Un centro di tomografia e resonancia, piccolo, come anche altri centri di assistenza sanitaria privata. Per piccolo intendo come una palestra, come un campo di basket, con le sue palme all’ingresso, 4 posti auto, nessuna vetrina e la pubblicità sulla facciata. Rifletto un attimo sulla mia copertura assicurativa in questo paese.. A me non è accaduto mai nulla, dovrei rivolgermi ad un dietologo o un dentista o un plastinizzatore, ma problemi di saluto no... Se si esclude l'essere al limite dell'obesità... Perché è una malattia o andrebbe considerata tale. Se mi concentro e cerco di condizionarmi, potrei sentirmi malato, ma allora vorrei una medicina, quale?
Passo ora davanti alle poste, non molto utili, perché inaffidabili, sui tempi e sulla sostanza, perché materialmente può non arrivare niente.

In quei 5 minuti in cui pensavo ai limiti della mia esperienza oltreoceano sono invece brulicanti di ricordi e sensazioni.

mercoledì 10 marzo 2010

L'usciere di Milano

Prendo il treno con sentore di sciopero.
Non essendo più un vero pendolare, di quelli che prendono i treni, ho perso la sensibilità per comprendere la gravità della cosa. Per me la stazione è diventata estranea, non capisco come devo fare la coda alla biglietteria, dove andare ad obliterare. Non c’è più l’edicola per esempio, non c’è più la rastrelliera delle biciclette. O non so deve trovarla. Nono sono più un pendolare.

Mi sorprende passare da piazza fontana. E’ il destino di Milano, in cui qualunque luogo significativo scompare rapidamente alla memoria. E così Milano rimane una città solo per i Milanesi.
Devo ritirare il visto.
Inaspettatamente l’usciere mi assegna un numero della famigerata coda P. La coda P è quella che una settimana prima mi aveva fatto trascorrere 3 ore al consolato.
L’usciere, di bassa statura, si segna qualcosa su un foglio e mi congeda.
Vado a sedermi poco convinto e intimorito dalla lettera P. Il funzionario, mi aveva detto di ripassare, tranquillamente, dopo le 9. Io facendo così mi sono ribeccato un numero alto, casualmente lo stesso della volta precedente, il 10. Se non avesse detto quella cosa, io avrei preso il treno prima, per puntare ad una posizione vantaggiosa in quella che si era rivelata una coda immobile.