Passa ai contenuti principali

Con Ruth ho volato

Ruth, hostess tedesca, lasciami addentare il tuo seno, coprimi con le tue trecce bionde, lasciami tornire con le mani le caviglie, e via su, il polpaccio elastico, il ginocchio e la coscia lunga, lascia che impasti le natiche per farne pane. Il fascino della divisa, un tailleur sbarazzino con una giacchetta col bavero dal profilo che produrrebbe una scollatura profonda, chiusa in alto con i lembi a contatto tra loro, e in un punto intermedio in cui i lembi sono solo accostati lasciando lo spazio di un dito.
Le guardo la caviglia, penso ai massaggi che ho visto in un video in aeroporto a san paolo, con l'invidia per chi per professione, poteva esplorare la modella, e con la fantasia condurla piano nei sentieri di una seduzione sensoriale minuziosa ed estesa a tutto il corpo, con le mani unguentose, strofinamenti accidentali del proprio basso ventre che non può rimanere insensibile, finché fatto uscito dal ruolo di cieco spettatore è chiamato alla ribalta e lasciato esplodere a conclusione dell'esplorazione di quel corpo.
La fantasia nasce dalla caviglia e dal piede. Tacco alto, altissimo, basso, assente. Una caviglia per ogni tacco. Partendo dalle ciabattina infradito, il piede piatto, e il tallone squadrato danno il risultato peggiore esteticamente. Il tacco e la scarpa urgono. Se invece il piede è polposo, coi tendini in risalto gradevolmente, e il tallone disegnato come la testa di una oca, allora è amore.
Ho esagerato al duty free, con la levataccia alle 3 e un quarto di mattina, con la stessa camicia di due giorni di ufficio, ho cercato di nascondere l'insicurezza con gli espositori di profumo. Non scelgo per molto, un profumo super markettizzato mi si propone lui, con una enorme foto di un macho nel gesto di tirare di boxe. Deve essere comune in un aeroporto a quell'ora di mattino, perché accanto a me, un commesso si sta facendo la doccia nebulizzandosi di essenza di agrumi rossastra.

Post popolari in questo blog

Arrivederci

A Sopot in fondo al molo di 500 metri c'è un porto, tanto piacciono i porti e le navi ai polacchi. È tutto bianco: bandiere bianche garriscono alle sferzate del vento del Baltico, sulle panchine bianche i bambini in divisa bianca ridono e scherzano delle difficoltà degli adulti, le ragazze del nord dai lunghi capelli biondi trattengono il cappello a large falde e la gonna che non sempre mostrerebbe la traccia immacolata del costume. Soprattutto per questo ultimo spettacolo pago l'ingresso e mi reco ai tornelli (ecco questa è l'unica imperfezione della giornata). Una signora sorveglia l'ingresso, la saluto col trucco del bonfonchio, che è un saluto tipo rumore bianco (considerato il bianco del contesto), dove l'ampio spettro detto suoni generati contiene anche un -la ringrazio- in tutte le lingue del mondo. Superata la barriera vengo raggiunto alle spalle da sonoro -Arrivederci- con le vocali un po' allungate ma senza dubbio cordiale. Mi volto e vedo la signor...

L'ora legale del volo

Attendo che i vicini di posto completino la loro dichiarazione di ingresso in brasile. Sono i vicini al di là del corridoio, perché sui vicini più prossimi al di là del gomito sinistro non posso certo contare: sono morti subito, alle 5, quando siamo decollati da Cordoba. Come ogni volo che si rispetti si sono presentati degli inconvenienti. Per prima cosa, l'argentina, quest'anno dopo vari tentennameti ha deciso di non adottare l'ora legale. Invece tutti i sistemi informativi coinvolti nel processo presupponevano il contrario. Il più critico è stato quello che ha determinato l'ora di partenza in funzione dell'ora di arrivo a Porto Alegre e della durata del volo, senza tanere conto correttamente del diverso fuso orario. Siamo arrivati in aeroporto con l'ingenua serenità di chi è convinto di essere in anticipo e ci siamo ritrovati nella procedura di imbarco immediato. Anche il mio telefono smart si è sbagliato, tanto che ho dovuto impostare il fuso orario del cil...

Plattenbau

Attraversando i quartieri nuovi delle città europee distrutte dalla guerra, è inevitabile essere colpiti da un vago deja-vu. In Germania e in Polonia anche di più, ma solo perché ho attraversato tutte e due in pochi giorni. Un quartiere di una città può assomigliare a quello della città di un altro paese, un palazzo essere l'immagine speculare di quelli di fronte. In un film russo il protagonista torna a casa, ma è indotto a sbagliare città. Recandosi all'indirizzo con lo stesso nome, allo stesso numero di palazzina e appartamento, e con la stessa chiave (!!!) entra nella vita di un altro. Il finale è loro perché nasce una storia d'amore, ma almeno quello, il carattere di due è diverso. In tedesco di chiama Plattenbau, ed è una metodologia costruttiva basata fortemente su moduli prefabbricati. Quello da incubo potrebbe essere fatto così: mono colore (assente), mono modulo, senza balconi, tetto piano, fronte continuo per un chilometro, alto 30 piani, senza garage, parchet...