Passa ai contenuti principali

L'usciere di Milano

Prendo il treno con sentore di sciopero.
Non essendo più un vero pendolare, di quelli che prendono i treni, ho perso la sensibilità per comprendere la gravità della cosa. Per me la stazione è diventata estranea, non capisco come devo fare la coda alla biglietteria, dove andare ad obliterare. Non c’è più l’edicola per esempio, non c’è più la rastrelliera delle biciclette. O non so deve trovarla. Nono sono più un pendolare.

Mi sorprende passare da piazza fontana. E’ il destino di Milano, in cui qualunque luogo significativo scompare rapidamente alla memoria. E così Milano rimane una città solo per i Milanesi.
Devo ritirare il visto.
Inaspettatamente l’usciere mi assegna un numero della famigerata coda P. La coda P è quella che una settimana prima mi aveva fatto trascorrere 3 ore al consolato.
L’usciere, di bassa statura, si segna qualcosa su un foglio e mi congeda.
Vado a sedermi poco convinto e intimorito dalla lettera P. Il funzionario, mi aveva detto di ripassare, tranquillamente, dopo le 9. Io facendo così mi sono ribeccato un numero alto, casualmente lo stesso della volta precedente, il 10. Se non avesse detto quella cosa, io avrei preso il treno prima, per puntare ad una posizione vantaggiosa in quella che si era rivelata una coda immobile.

Post popolari in questo blog

Arrivederci

A Sopot in fondo al molo di 500 metri c'è un porto, tanto piacciono i porti e le navi ai polacchi. È tutto bianco: bandiere bianche garriscono alle sferzate del vento del Baltico, sulle panchine bianche i bambini in divisa bianca ridono e scherzano delle difficoltà degli adulti, le ragazze del nord dai lunghi capelli biondi trattengono il cappello a large falde e la gonna che non sempre mostrerebbe la traccia immacolata del costume. Soprattutto per questo ultimo spettacolo pago l'ingresso e mi reco ai tornelli (ecco questa è l'unica imperfezione della giornata). Una signora sorveglia l'ingresso, la saluto col trucco del bonfonchio, che è un saluto tipo rumore bianco (considerato il bianco del contesto), dove l'ampio spettro detto suoni generati contiene anche un -la ringrazio- in tutte le lingue del mondo. Superata la barriera vengo raggiunto alle spalle da sonoro -Arrivederci- con le vocali un po' allungate ma senza dubbio cordiale. Mi volto e vedo la signor...

Plattenbau

Attraversando i quartieri nuovi delle città europee distrutte dalla guerra, è inevitabile essere colpiti da un vago deja-vu. In Germania e in Polonia anche di più, ma solo perché ho attraversato tutte e due in pochi giorni. Un quartiere di una città può assomigliare a quello della città di un altro paese, un palazzo essere l'immagine speculare di quelli di fronte. In un film russo il protagonista torna a casa, ma è indotto a sbagliare città. Recandosi all'indirizzo con lo stesso nome, allo stesso numero di palazzina e appartamento, e con la stessa chiave (!!!) entra nella vita di un altro. Il finale è loro perché nasce una storia d'amore, ma almeno quello, il carattere di due è diverso. In tedesco di chiama Plattenbau, ed è una metodologia costruttiva basata fortemente su moduli prefabbricati. Quello da incubo potrebbe essere fatto così: mono colore (assente), mono modulo, senza balconi, tetto piano, fronte continuo per un chilometro, alto 30 piani, senza garage, parchet...

Acquazzone

C'è un primo stadio dell'intensità della pioggia. Chi è sotto gli alberi beato sulla panchina non desiste da ciò che stava facendo, chi si bacia, chi conversa, chi si beve una birra. Il parchetto davanti all'ingresso del centro commerciale e alla fermata del tram è popolato da varia umanità. La pioggia non interferisce con il caldissimo pomeriggio di Magdeburgo. Nel secondo stadio la pioggia ha saturato la capacità delle fronde di trattenere l'acqua. Tutti devono pensare ad una soluzione. La mia era stata presa scendendo dall'auto, col cappellino impermeabile e l'ombrello famigliare. Applico la soluzione ma rapidamente diviene inutile. Aggiungo un generoso androne, oltre al quale uso l'ombrello davanti a me a modo di scudo aggiuntivo. Quasi tutti corrono, direi inutilmente se entro 5 secondi non trovano un riparo, sembra un uragano. Giornale e borsetta sono palliativi, gli ombrelli vengono capovolti. Ci sono i predestinati, quelli che scendono dal tram esp...