lunedì 26 aprile 2010

Notte

Ieri un'altra volta in depressione. La città è distesa in fondo, come un plaid un po' mal messo, perché il tessuto di edifici non è regolare, i tetti non sono tutti rossi, rossi pattone come i nostri, e le case non sono tutte alte uguale. In questa città ognuno ha fatto quello che gli è parso, così il tessuto non c'è, è tutto smagliato, bucato, irregolare. E queste montagne sono la pancia di una vecchia, senza le onde regolari dei fianchi e delle natiche delle più belle brasiliane.

mercoledì 21 aprile 2010

L'ultima rampa

L'ultima rampa prima del piazzale su cui si apre l'ingresso degli uffici è particolarmente ripido. Si capiscono le intenzioni dell'autista da come prende l'ultima curva, stretta come un tornante di montagna, e in effetti siamo in montagna, a circa 1000 metri, qualche centinaia di metri sopra al centro della città. Le auto ad alcool non ce la fanno se non in prima: il motore poco a poco soffoca inoltrandosi sull'erta. Prossimi ad imballare devono scalare in prima. Ansiosi di riprendere la marcia tirano, fino a far piangere il motore, voglia di rivalsa, con rabbia innestano la seconda, quando, superato l'acme, la salita da una sensibile tregua. Rimangono pochi metri da fare in seconda, ma l'autista ha la certezza che il suo mezzo è ancora idoneo alle asperità della città dal bell'orizzonte.

Eppure avvengono contrattempi pericolosi, provenendo dal basso, come sulla scala di un pollaio, come in una scalata sociale. Nel fare il tornante di slancio si può incontrare un mezzo di ritorno, lanciato a rotta di collo giù per la montagna. Questo può impedire di prendere il tornante con la traiettoria ottimale. Ho vissuto anche personalmente un sorpasso esterno da parte di un'auto proveniente da dietro, irrequieto dal non poter prendere l'abbrivo che pensava di meritare, ostacolato, impedito dal modesto taxi su cui mi trovavo. Altro impedimento è la presenza di mezzi in manovra dal grande palazzo sul lato sinistro, con il garage troppo angolato rispetto la strada. Oppure auto ferme a far scendere gli studenti dell'istituto universitario sulla stessa carreggiata destra. E per finire un sequenza irregolare di 3 buche, non allineate, ce richiede la perizia di scegliere la giusta traiettoria per non infilarvicisi con una delle ruote anteriori.
Insomma l'ultima erta è un'avventura in se, dove è facile vincere con un motore a benzina, ma per far vedere chi sei la devi affrontare con l'alcool, (sobrio).

lunedì 19 aprile 2010

Muta in taxi

Con me mutava, mutava letteralmente, diveniva muta. Per quanti sforzi facessi di apparire brillate fallivo. Battute imbattibili, paradossi, parossismi, similitudini, analogie salaci. Nulla, lei mutava. Che rabbia quando la sentivo ridere ai discorsi del collega, quello che non sopporto per il 50% del tempo, coi suoi discorsi oziosi e inutili nel suo portoghese bislacco. Le sue risate erano una pugnalata, ogni intervento nella discussione un colpo al basso ventre- alto pene. Ammesso che non capisse l’italiano o il mio italiano, rimane il fatto inoppugnabile che rarissimamente mi volgeva una domanda o il seme sul quale condensare qualche goccia di conversazione.

Perché non ho visto cosa accadeva? È il caos che avanza?
La realtà l'ha vista lei, e ne sono venuto a conoscenza sentendola raccontare le sue avventure, che sono state anche le mie.
Come ho fatto a non dare peso a Buenos Aires, fuori dall'aeroporto, alla scena di lui che parte spedito, come il santo, intenzionato a risolvere il problema. Poi io, avanti a lei, per un sentimento protettivo, un po' glebas, vittima della mia màlia passiva. Infine lei. Come la cronaca riporta eravamo come al mercato del pesce, assaliti dai venditori, che poi erano taxisti, alla ricerca di clienti che scarseggiavano al momento. Certo un mercato particolare, dove il prezzo è fisso, quindi l'offerta era solo basata sulla simpatia (uguale a zero). Di lei ricordo solo il passo breve e un po' impacciato, a sentirla a causa di una rotella della valigia consumata in modo irregolare.
Non rideva e non dava segni di irrequietezza.
Lui invece scambiava poche parole con questo e con quello, facendo segno di diniego ad ogni commiato.
Il percorso era obbligato al disotto di una lunga pensilina, dove noi tre eravamo gli unici di 40 non taxisti. Gli altri erano prima di tutto indiavolati e senza lavoro, secondariamente erano taxisti.
Alla fine, fine della pensilina, un ragazzo, né taxista né cliente, bensì un palafreno, accetta una offerta clamorosa di 65 pesos, e la rivende all'ultimo della coda di disoccupati tassinari. Con un ampio gesto vittorioso ci chiama. Il taxi è a furgoncino, molto confortevole e si parte. Non ricordo quale fosse l'argomento che scatenò la rissa. Suppongo che la destinazione fosse già stata pattuita con tra le parti, invece a sorpresa, quasi casualmente, si è questo il mio ricordo, parlando di dove conducesse la strada il taxisti fece la scena di rendersi conto che 65 pesos non fossero sufficienti per condurci all'altro aeroporto, che aveva capito altro.
La lotta verbale si ingaggiò subito, in spagnolo, con parole tipo puta, madre, coder. Ci scarico al distributore li vicino, per fortuna prima di entrare in autostrada. Il socio mentre stava ancora litigando col furbacchione aveva già chiesto informazioni ad un pullman di linea lì in sosta, e ad un altro taxi, di quelle compagnie che non sono autorizzate a mettersi in coda agli arrivi. Questi, per non fare il ritorno a casa senza una corsa pagata accettò subito.
Nel racconto della ragazza tutti questi aspetti di teoria dei giochi erano ben delineati. Aggiungerei le condizioni precarie di spazio del secondo mezzo

domenica 18 aprile 2010

Con Ruth ho volato

Ruth, hostess tedesca, lasciami addentare il tuo seno, coprimi con le tue trecce bionde, lasciami tornire con le mani le caviglie, e via su, il polpaccio elastico, il ginocchio e la coscia lunga, lascia che impasti le natiche per farne pane. Il fascino della divisa, un tailleur sbarazzino con una giacchetta col bavero dal profilo che produrrebbe una scollatura profonda, chiusa in alto con i lembi a contatto tra loro, e in un punto intermedio in cui i lembi sono solo accostati lasciando lo spazio di un dito.
Le guardo la caviglia, penso ai massaggi che ho visto in un video in aeroporto a san paolo, con l'invidia per chi per professione, poteva esplorare la modella, e con la fantasia condurla piano nei sentieri di una seduzione sensoriale minuziosa ed estesa a tutto il corpo, con le mani unguentose, strofinamenti accidentali del proprio basso ventre che non può rimanere insensibile, finché fatto uscito dal ruolo di cieco spettatore è chiamato alla ribalta e lasciato esplodere a conclusione dell'esplorazione di quel corpo.
La fantasia nasce dalla caviglia e dal piede. Tacco alto, altissimo, basso, assente. Una caviglia per ogni tacco. Partendo dalle ciabattina infradito, il piede piatto, e il tallone squadrato danno il risultato peggiore esteticamente. Il tacco e la scarpa urgono. Se invece il piede è polposo, coi tendini in risalto gradevolmente, e il tallone disegnato come la testa di una oca, allora è amore.
Ho esagerato al duty free, con la levataccia alle 3 e un quarto di mattina, con la stessa camicia di due giorni di ufficio, ho cercato di nascondere l'insicurezza con gli espositori di profumo. Non scelgo per molto, un profumo super markettizzato mi si propone lui, con una enorme foto di un macho nel gesto di tirare di boxe. Deve essere comune in un aeroporto a quell'ora di mattino, perché accanto a me, un commesso si sta facendo la doccia nebulizzandosi di essenza di agrumi rossastra.

domenica 11 aprile 2010

In taxi in Brasile

Stamattina Grande Fratello, per radio col taxista, intercetto parole come straniameeeento, isolameeeento, persona super carinooosa, amoroooso.
Ed ecco i contributi live registrati do trombano, litigano, con sottofondo musicale aggiunto

Il taxista questa mattina ascolta musica degli evangelici.

Stavolta non smette di parlare di calcio, ma non ascolta, come qualcun altro che conosco. Ha il tono dell'esaltato, sopra le righe, si fa le domande e si risponde da solo: -per chi tieni?- rispondo subito e con sicurezza una balla, perché la verità è che il calcio, detto alla francese: mi fa cagare. Ora mi rendo conto che avrei dovuto rispondere con maggiore fantasia, citando la squadra inventata di una piccola città sconosciuta italiana. Lui la mi squadra vera di città vera di fede inventata la conosce e comincia a fare battute e domande che non comprendo. Rispondo con una risata a quelle che sembrano battute e con una risata a quelle che sembrano domande. Il problema non è rispondere, quanto impedirgli di voltarsi in continuazione verso di me per cercare consenso. Alla fine mi ritrovo a difendere la squadra della pro vercelli e di tutti i suoi scudetti, compreso quello rubato a tavolino dall'inter... Ma che glielo dico a fare? Perle ai porci, non capisce e continua i suoi monologhi fatto di memorie dei risultati dei derby cruzeiro-athletico mineiro, della trasformazione del nome cruzeiro partendo dal club di emigranti genovesi, dalla nuova divisa rosa, delle formazioni più importanti di tutti i tempi. Dei proprietari delle squadre di calcio, sugli uomini più ricchi d'italia. Quel giorno poi c'era pure un maggior traffico rispetto il solito.
Argomenti conclusivo è su quanto è bella BH: gostoooosa, muito gostoooosa. Niente mancia.

Questo mi chiede di cesare battisti. Sbaglio a cercare di spiegare che cesare battisti era un patriota della trento italiana, fucilato dagli austriaci, che questo è un altro, accusato di diversi omicidi, e con a carico diversi ergastoli. Protetto dalla francia e ora dal presidente del brasile.

Questo mi parla del ben-te-ve

Questo di quanto ha viaggiato in brasile

Questo ci tiene a dirmi che parla inglese

Questo vuole portarmi a mignotte

Questo continua a chiedermi dove andare

Questo non ha resto, anzi cambio, dopo 10 minuti di discussione mi rendo conto di avergli rifilato una banconota in euro.. Se se ne stava zitto ci guadagnava 2 volte e mezza

Questo sente la radio cristiana che fa suonare musica cristiana inframmezzata a riflessioni cristiane e a disturbi, perché non deve aver collegato l'antenna alla radio, oppure gliel'hanno fregata. Sulla musica canta anche lui, anche sui disturbi senza soluzione di continuità, evidentemente sono musiche famose, forse anche i disturbi... Quando la vecchia cristiana parla invece annuisce, e borbotta qualche cosa, cristonando agli automobilisti dall'alto del suo taxi benedetto.

domenica 4 aprile 2010

Brasile

Quando ci si ammazza di lavoro la giornata si appiattisce. Salgo sul taxi, bondia, nova lima, in fiat. Chiudo la portiera con la sicura. Il taxista mi rivolge delle frasi che senza essere ripetute non comprendo. Scena del commiseramento passando davanti alla favela all'uscita di nossa senora del carmo, Scena della recibo manual, del resto che non ha, tornello, 3 andar, jungla, scorrettezze, cantina, il mio amore mal celato per un paio di colleghe (non in cantina, che è la mensa), mano a mano che gli italiani se ne vanno a dormire riprende la pace, ore piccole, la mente che esce fuori al limite dell'orizzonte schivando grattacieli, brutture varie che l'umanità non vuole salvare e quindi non fan parte del suo patrimonio e non merita rispetto e considerazione. Spero solo di non aver fame, di non aver collegi che ti cercano, di aver la connessione libera e buttarmi sul letto con mail e messaggi di gente lontane che ormai dorme e mi pensa sulla spiaggia di ipanema, che è in mezzo ad una megalopoli in cui la vita non ha prezzo perché non ha compratori o valore.
Sono solo passati 5 minuti. Sono ancora nel taxi. Son sicuro che questi sono solo i pensieri del primo giorno di scuola. Come tutte le altre volte la realtà è priva di tutta questa consapevolezza.

5 minuti a lamentarmi, pretendendo di abbracciare con pochi pensieri il mio rapporto con una città in cui sono straniero.
Si possono percorre due tragitti per raggiungere Nova Lima dall'albergo: nossa segnora do carmo e la Raja. La strada la lascio scegliere al taxista, che preferirà questo o quello percorso in base alla sua valutazione del percorso a lui più conveniente: maggiore distanza o minor tempo?
Sul Contorno si comincia col superare il mio locale più frequentato. Non è molto frequentato, ma è quello che io frequento di più. Ce n'è uno più economico ma fa solo spiedini, ed è molto sporco, ma è frequentatissimo, ma non da me. Ce né uno buonissimo ma è più lontano. Ci vado la domenica perché fa un vero rodizo, con anche il pesce.
Dopo c'è la curva che incrocia la strada che i taxi prendono per arrivare dal lato giusto dell'albergo. Questa cortesia costa un euro di tragitto in più. A volte mi invento di essere nell'albergo di fronte, così mi lasciano dall'altro lato del mio albergo.
Poi viene la pasteleria. L'anello più basso della catena alimentare della città, se si escludono i butequi del mercado central. Si mangiano i pastel e altre cose fritte, di pollo per esempio. Questi ultimi li evito, ma i pasteis se fritti leggeri sono ottimi. Per l'appunto questo è il re do pasteis. E io ci credo.
Poi viene il sexi shop. In brasile è tutto più normale... se pensi che il tanga è normale... Non ci sono mai entrato. Ma in questa città non mi pare abbiano un grande successo i sexy ammennicoli.
Il fiorista a seguire, il negozio di telefonini, una cartoleria. Che dire di questi? Non ci provo ad annusare i fiori se non dopo la pioggia. Non compro telefonini perché essendo importati non convengono. Non compro cartoleria perché me la procuro in ufficio.
E siamo solo a 200 metri dall'albergo.
Una palestra. Ma quanti soldi buttano nelle palestre... Certo solo chi se lo può permettere... Ma non ci vanno mica solo quelli con le auto nere e i vetri fumé e gli occhiali da sole, neri.
Un martellinho de oro, mago della sua arte, si presenta l cliente con la sua cassettina da lavoro e ne estrae martelletti e altri arnesi con i quali ribatte a misura le carrozzerie ammaccate.
La drogheria in franchising che vende di tutto 24 ore, metà delle quali da dietro le protezioni blindate di vetro e acciaio.
Un mobilificio per arredi d'ufficio, che si chiamano escritorios.
Un centro di tomografia e resonancia, piccolo, come anche altri centri di assistenza sanitaria privata. Per piccolo intendo come una palestra, come un campo di basket, con le sue palme all’ingresso, 4 posti auto, nessuna vetrina e la pubblicità sulla facciata. Rifletto un attimo sulla mia copertura assicurativa in questo paese.. A me non è accaduto mai nulla, dovrei rivolgermi ad un dietologo o un dentista o un plastinizzatore, ma problemi di saluto no... Se si esclude l'essere al limite dell'obesità... Perché è una malattia o andrebbe considerata tale. Se mi concentro e cerco di condizionarmi, potrei sentirmi malato, ma allora vorrei una medicina, quale?
Passo ora davanti alle poste, non molto utili, perché inaffidabili, sui tempi e sulla sostanza, perché materialmente può non arrivare niente.

In quei 5 minuti in cui pensavo ai limiti della mia esperienza oltreoceano sono invece brulicanti di ricordi e sensazioni.