venerdì 29 luglio 2011

Giradischi, braccio ad S, trazione a cinghia, manuale

Ho venduto il giradischi, braccio ad S, trazione a cinghia, manuale: il primo componente del mio hi-fi del 1980. La corruzione delle parti in gomma, l'ossidazione delle cromature, l'opacizzazione del coperchio trasparente mi mette tristezza.. Il coperchio pare che con la pasta per lucidare possa tornare come nuovo, ma la verità a volte, è dura da accettare, può essere anche sporca... :-D
L'ho venduto ad un vero estimatore, troverà con lui una nuova amorevole famiglia che gli toglierà la polvere e lo seguirà in tutti i suoi giri, 33 e 45.

sabato 23 luglio 2011

Volano 4 gatti

Ad una certa ora volano solo 4 gatti, a differenza che in italia, dove ho sempre visto gli aerei pieni almeno a metà.
Il temporale si allontana, il ritardo è stabile. Al gate si accumulano invece i passeggeri più disparati, disperati, provenienti da altri ritardi. Insomma oltre ad una certa ora i 4 gatti dovrebbero essere già partiti per i propri lidi. A guardia dei gate solo donne. A contribuire con le loro rogna sia uomini che donne.
Una donna ascolta in silenzio polemico le giustificazioni perché non l'hanno aspettata. Poi esplode in gesti e proteste. Non fa molto effetto, perché gli altri tre gatti osservano annoiati, sparsi tra le decine di file di poltrone per non disturbarsi a vicenda.
Arriva un uomo, molto alto. Inizia a parlare. Tira fuori diversi fogli, che potrebbero essere biglietti, carte d'imbarco, appunti, ritratti stilizzati dei partecipanti ad una riunione della giornata. Ma non è polemico. Parla perché è felice, o è sull'orlo di una crisi di nervi, o è un inguaribile ottimista, qua, tra i gatti che dovrebbero essere presso i propri lidi. Non si allontana. Si sposta impercettibilmente a lato del desk, e continua a parlare e ringraziare.
Una signora dietro di lui cerca di incenerirlo con lo sguardo. Qua sono così, cortesi e riservati, ma serbano un rancore nero e profondo mentre subiscono.
Un'altra aviera racconta a due passeggeri che attendono composti, che spesso si sentono in difficoltà a cercare di aiutare i passeggeri smarriti, come bagagli senza etichetta, che non capiscono cosa succeda in questi aeroporti vuoti, fuori dall'orario di assistenza telefonica della propria agenzia di viaggio.
Nella fila davanti a me una ragazza si alza e mi rivolge delle battute (polemiche) sul ritardo. Sorrido. Non voglio darle retta, anche se è carina. Quella nota polemica mi infastidisce. Faccio il gatto. Aspetto il mio aereo.

giovedì 30 giugno 2011

Strategia per il caldo

Sto cercando la strategia vincente.
Per il caldo ho l'approccio da ingegnere. Sto esplorando tutte le combinazioni:

finestra aperta, finestra chiusa;
tapparella alzata, tapparella abbassata;
esposizione Est, esposizione OVEST;
durante il giorno, durante la sera;

Mi piacerebbe avere delle sonde con registratore per ogni stanza, ma le centraline digitali facili da trovare costano.... rimangono quelle difficili da trovare, ma non ho tempo io per cercarle.

E il caldo rimane.

martedì 8 febbraio 2011

Io mi ero girata a guardare!

Io mi ero girata a guardare!
Se tutte le volte sperate, deluse, di incrociare il tuo sguardo al
commiato, avere ancora la chance di una tua ammissione: io, mi ero
girata a guardare!
Sono sempre qui tra le nuvole, tra le hostess tedesche in divisa come
le infermiere. Girati, tu, fai le smorfie alla vecchia che non si può
alzare appena chiuse le porte. Fai, le smorfie al signore che non
spegne il lettore accese le luci delle cinture. Sembri gentilmente
dispiaciuta, col contorno pesante degli occhi, le sopracciglia ridotte
inclinate acuta e grave, espressioni tedesche dei tempi dei venti.
Perché non nascondi nel vassoio solo per me una portata speciale?
Porgimelo, trattenendolo per un poco, ridendo per gioco, indicandomi
un boccone speciale, con nascosto sotto un numero per telefonare.
Perché non ti avvicini di più passando nello stretto corridoio,
immergendomi di profumo libero di tasse.
Prendimi la mano, passandoti davanti all'uscita, dimmi: mi ero girata
a guardare.

domenica 16 gennaio 2011

I miei colleghi hanno fatto shopping per 7 ore, come delle fighe

Guardo l’orologio e sono le 19:45. Siamo partiti alle 10:45. Il viaggio sulla interstate 75 è regolare e richiede 1 ora precisa, verificato più volte. Quindi, sono 9 ore, meno 2 di andata e ritorno complessive, vuole dire che i miei colleghi hanno fatto shopping per 7 ore, come delle fighe! E per necessità logistiche contingenti, io con loro.

Scrivo con impeto questa affermazione, sorpreso e irritato dalla piega presa della giornata, ma subito mi rendo conto che per quelle, le fighe, ci sono parecchi distinguo.

Devo limitare il riferimento alle sole fighe che possono fare shopping per almeno 7 ore: per 7 che possono farlo ce ne sono altre 7 che non lo farebbero mai. E comunque 7 ore con delle fighe che non spendono 7 ore per fare lo shopping sarebbero state spese meglio, e 7 ore con una sola sarebbe stata una pacchia anche facendo shopping.

Ignorante mi sono aggirato tra gli outlet, convincendomi di aver bisogno almeno di un gilet e di camice. L'area è vasta e i marchi sono tanti.

Cedo su 3 camice a 15$ di poplin di cotone, botton down. Queste parole ho dovuto cercarle su internet una volta giunto a casa: quello che controllo io è solamente che abbiano il taschino a sinistra.

I colleghi stipano il baule con delle borsate multicolore, minimizzando gli acquisti: "ma mica ho speso tanto in fin dei conti", "era una cosa che assolutamente mi serviva", "qui costava talmente poco che...". Come delle fighe. Certo di quelle 7 che spendono 7 ore a fare shopping.

sabato 8 gennaio 2011

Survivor kit

Il survivor kit della Lufthansa contiene una canottiera bianca, bianca
e basta, deodorante di marca, schiuma da barba in crema, rasoio, una
ingegnosa spazzola con specchio, che si richiude minuta, shampoo, cosi
per pulire le orecchie. Ma la più figa è la pochette.
Finisco il 2010 bloccato a Francoforte, inizio il 2011 bloccato a Francoforte.
E senza accesso ai miei bagagli.