domenica 3 ottobre 2010

Riconsegna auto

Non è stato così semplice...
Chiedo al collega che aveva già riconsegnato l’auto come avesse fatto.
-Vai là e la riconsegni.
-Tutto qui? Vado là?
-Si si si, vai la semplicemente e la riconsegni.
Allora vado là. Il cortile è vuoto, prendo il biglietto e il cancello si apre. Subito viene l’addetto che mi preleva le carte della vettura e me le mette in mano e mi indica l’ufficio per le riconsegne dell’usato.
Il tizio coi baffetti mi saluta cordiale, mi chiede il nome e poi comincia a cercalo su una lista.
-Non credo di essere in quell’elenco gli dico.
-Ah no? E come pensa di riconsegnarla?
-Non saprei... un collega mi ha detto di aver fatto così.
-Ci vuole l’autorizzazione- dice lui.
-Non ho nessuna autorizzazione, chi dovrebbe darmela?
-...- ci pensa... –Un venditore! Di là è pieno di venditori, vadi di là! Signora Pina- e ride canzonatorio.
Maledicendo il collega che evidentemente non aveva fatto solamente quello che mi aveva detto vado a cercare i venditori.

Era il mese della flessione del 40% nelle vendite del settore non più supportate dagli aiuti del governo (che per qualche ragione vende pure lui le auto), e di venditori ce n’era più di una decina, appoggiati alla scrivania dell’enorme salone, col mento sullo scrittoio o sul palmo della mano col gomito appoggiato allo scrittoio, o la fronte sullo scrittoio. Ogni tanto uno alzava la testa e tirava una palla di carta fatta da un modulo per i contratti sulla testa del vicino, come a scuola, che rispondeva con una imprecazione blasfema.
C’è una sola venditrice.
La signora Pina inizialmente è accondiscendente, controlla il contratto, lo stampa, riporta a mano i calcoli della svalutazione, gli accredita il pagamento del nuovo bollo da me effettuato, poi mi chiede: -Ma lei non ritira nessuna auto nuova?
-No, vede, io non lavoro più come dipendente.
-Allora non può riconsegnarla.
Cerco di spiegare: -Ha ragione, ma c’è una convenzione con la mia vecchia e con la nuova società, e io non devo tenermela sta macchina, devo riconsegnarla.
-Chiedo al capoufficio del venditori.
-Ma prego.
Si allontana. Gli altri venditori si sono accorti che deve essere successo qualcosa di particolare, e sono rivolti dalla mia parte come le mucche intente a fissare il treno.
La Pina ritorna trionfante, ma con lo stesso sorriso dell’addetto alla riconsegna: -No no no, lei la macchina la deve tenere e pagare l’intero valore di un anno fa- e ride canzonatoria.
-Credo che sia meglio chiedere l’aiuto a casa a questo punto, chiamo il mio collega e mi faccio spiegare meglio come si sono svolte le cose.
Chiamo chiaramente un altro collega. Telefonata molto rassicurante.
-Il mio collega ha parlato con la signora Rossi. Lei sa tutto.
-La signora Rossi?- la venditrice barcolla. Le telefona. Annuisce. Col sorriso spento mi scrive sul foglio l’autorizzazione e l’importo precedentemente calcolato.
Spengo il sorriso anche all’addetto alla riconsegna.
Poi vado in cassa. –Posso pagare con la carta di credito?
-Certamente!- eppure anche alla cassa è in voga il sorriso beffardo, deve essere qualche cosa nel distributore dell’acqua o nell’intere rete idrica del grande salone della multinazionale italiana.
Consegno la carta con 2% di commissioni.
Con falsa desolazione mi riconsegna la carta: -Ci dispiace, forse è perché è l’ultimo del mese, ma la sua carta non autorizza la transazione.
-Può darsi. Può provare con quest’altra?- e consegno la carta con 4% di commissioni.
Transazione effettuata, si spegne anche questo sorriso beffardo. Restituzione auto effettuata.