mercoledì 21 aprile 2010

L'ultima rampa

L'ultima rampa prima del piazzale su cui si apre l'ingresso degli uffici è particolarmente ripido. Si capiscono le intenzioni dell'autista da come prende l'ultima curva, stretta come un tornante di montagna, e in effetti siamo in montagna, a circa 1000 metri, qualche centinaia di metri sopra al centro della città. Le auto ad alcool non ce la fanno se non in prima: il motore poco a poco soffoca inoltrandosi sull'erta. Prossimi ad imballare devono scalare in prima. Ansiosi di riprendere la marcia tirano, fino a far piangere il motore, voglia di rivalsa, con rabbia innestano la seconda, quando, superato l'acme, la salita da una sensibile tregua. Rimangono pochi metri da fare in seconda, ma l'autista ha la certezza che il suo mezzo è ancora idoneo alle asperità della città dal bell'orizzonte.

Eppure avvengono contrattempi pericolosi, provenendo dal basso, come sulla scala di un pollaio, come in una scalata sociale. Nel fare il tornante di slancio si può incontrare un mezzo di ritorno, lanciato a rotta di collo giù per la montagna. Questo può impedire di prendere il tornante con la traiettoria ottimale. Ho vissuto anche personalmente un sorpasso esterno da parte di un'auto proveniente da dietro, irrequieto dal non poter prendere l'abbrivo che pensava di meritare, ostacolato, impedito dal modesto taxi su cui mi trovavo. Altro impedimento è la presenza di mezzi in manovra dal grande palazzo sul lato sinistro, con il garage troppo angolato rispetto la strada. Oppure auto ferme a far scendere gli studenti dell'istituto universitario sulla stessa carreggiata destra. E per finire un sequenza irregolare di 3 buche, non allineate, ce richiede la perizia di scegliere la giusta traiettoria per non infilarvicisi con una delle ruote anteriori.
Insomma l'ultima erta è un'avventura in se, dove è facile vincere con un motore a benzina, ma per far vedere chi sei la devi affrontare con l'alcool, (sobrio).