domenica 4 aprile 2010

Brasile

Quando ci si ammazza di lavoro la giornata si appiattisce. Salgo sul taxi, bondia, nova lima, in fiat. Chiudo la portiera con la sicura. Il taxista mi rivolge delle frasi che senza essere ripetute non comprendo. Scena del commiseramento passando davanti alla favela all'uscita di nossa senora del carmo, Scena della recibo manual, del resto che non ha, tornello, 3 andar, jungla, scorrettezze, cantina, il mio amore mal celato per un paio di colleghe (non in cantina, che è la mensa), mano a mano che gli italiani se ne vanno a dormire riprende la pace, ore piccole, la mente che esce fuori al limite dell'orizzonte schivando grattacieli, brutture varie che l'umanità non vuole salvare e quindi non fan parte del suo patrimonio e non merita rispetto e considerazione. Spero solo di non aver fame, di non aver collegi che ti cercano, di aver la connessione libera e buttarmi sul letto con mail e messaggi di gente lontane che ormai dorme e mi pensa sulla spiaggia di ipanema, che è in mezzo ad una megalopoli in cui la vita non ha prezzo perché non ha compratori o valore.
Sono solo passati 5 minuti. Sono ancora nel taxi. Son sicuro che questi sono solo i pensieri del primo giorno di scuola. Come tutte le altre volte la realtà è priva di tutta questa consapevolezza.

5 minuti a lamentarmi, pretendendo di abbracciare con pochi pensieri il mio rapporto con una città in cui sono straniero.
Si possono percorre due tragitti per raggiungere Nova Lima dall'albergo: nossa segnora do carmo e la Raja. La strada la lascio scegliere al taxista, che preferirà questo o quello percorso in base alla sua valutazione del percorso a lui più conveniente: maggiore distanza o minor tempo?
Sul Contorno si comincia col superare il mio locale più frequentato. Non è molto frequentato, ma è quello che io frequento di più. Ce n'è uno più economico ma fa solo spiedini, ed è molto sporco, ma è frequentatissimo, ma non da me. Ce né uno buonissimo ma è più lontano. Ci vado la domenica perché fa un vero rodizo, con anche il pesce.
Dopo c'è la curva che incrocia la strada che i taxi prendono per arrivare dal lato giusto dell'albergo. Questa cortesia costa un euro di tragitto in più. A volte mi invento di essere nell'albergo di fronte, così mi lasciano dall'altro lato del mio albergo.
Poi viene la pasteleria. L'anello più basso della catena alimentare della città, se si escludono i butequi del mercado central. Si mangiano i pastel e altre cose fritte, di pollo per esempio. Questi ultimi li evito, ma i pasteis se fritti leggeri sono ottimi. Per l'appunto questo è il re do pasteis. E io ci credo.
Poi viene il sexi shop. In brasile è tutto più normale... se pensi che il tanga è normale... Non ci sono mai entrato. Ma in questa città non mi pare abbiano un grande successo i sexy ammennicoli.
Il fiorista a seguire, il negozio di telefonini, una cartoleria. Che dire di questi? Non ci provo ad annusare i fiori se non dopo la pioggia. Non compro telefonini perché essendo importati non convengono. Non compro cartoleria perché me la procuro in ufficio.
E siamo solo a 200 metri dall'albergo.
Una palestra. Ma quanti soldi buttano nelle palestre... Certo solo chi se lo può permettere... Ma non ci vanno mica solo quelli con le auto nere e i vetri fumé e gli occhiali da sole, neri.
Un martellinho de oro, mago della sua arte, si presenta l cliente con la sua cassettina da lavoro e ne estrae martelletti e altri arnesi con i quali ribatte a misura le carrozzerie ammaccate.
La drogheria in franchising che vende di tutto 24 ore, metà delle quali da dietro le protezioni blindate di vetro e acciaio.
Un mobilificio per arredi d'ufficio, che si chiamano escritorios.
Un centro di tomografia e resonancia, piccolo, come anche altri centri di assistenza sanitaria privata. Per piccolo intendo come una palestra, come un campo di basket, con le sue palme all’ingresso, 4 posti auto, nessuna vetrina e la pubblicità sulla facciata. Rifletto un attimo sulla mia copertura assicurativa in questo paese.. A me non è accaduto mai nulla, dovrei rivolgermi ad un dietologo o un dentista o un plastinizzatore, ma problemi di saluto no... Se si esclude l'essere al limite dell'obesità... Perché è una malattia o andrebbe considerata tale. Se mi concentro e cerco di condizionarmi, potrei sentirmi malato, ma allora vorrei una medicina, quale?
Passo ora davanti alle poste, non molto utili, perché inaffidabili, sui tempi e sulla sostanza, perché materialmente può non arrivare niente.

In quei 5 minuti in cui pensavo ai limiti della mia esperienza oltreoceano sono invece brulicanti di ricordi e sensazioni.