venerdì 23 gennaio 2004

Il cesso davanti

Davanti al mio ufficio si trova il cesso del piano. Il piano ne ha due di cessi in realtà. Solo che il mio è in mezzo al corridoio, e l'altro è ad una sua estremità. Manco a dirlo che il mio è il più frequentato. E per via che lo conosco meglio è anche il mio preferito.

Il mio cesso. Il mio cesso ha la porta che sbatte. E' la molla che richiama automaticamente la porta che non è sufficientemente smorzata. Riferirlo all'Ufficio Manutenzione otterrà dei benefici solo dopo qualche tempo. Nel frattempo ho cercato di provvedere con uno spessore di carta arrotolata incastrata in qualche modo dove scorre il chiavistello. L'Ufficio Pulizie non approva e non si coordina con quello della Manutenzione, fa' ritrovare ogni mattina oltre al pulito anche il rumore.

Nel mio cesso le luci si spengono alle 21.30. Ci sono poche cose che mi alterano l'umore come rimanere in ufficio fino a tardi e ritrovarmi a pisciare al buio. L'Ufficio Manutenzione mi ha "rimbalzato" all'Ufficio Sicurezza che dietro richiesta di un dirigente può tenermi la luce accesa fino a mezzanotte... ma tra un mese dovrò rifare la richiesta.

Nel mio cesso mi capita frequentemente di specchiarmi sulla superficie cromata del pulsante dello sciacquone. Ne risulto deformato come al luna-park, o come sono pure nella vita reale. Cerco l'effetto di deformazione tra ciò che stringo tra le mani, ma è troppo lontano... o troppo piccolo.

Non esistono per le donne situazioni di confrontabile promiscuità come accade per gli uomini con i bagni pubblici con gli orinatoi a muro:
patta abbassata, uccello in mano e schizzo avanti. tutti insieme contemporaneamente: buongiorno, come sta? e a casa? tutti bene grazie manca solo la stretta di mano (con l'altra mano).
La promiscuità aiuta ad uniformare le tecniche di "scrollo" sin dalla giovane età: scuotimento, mungitura, sgocciolio. Nessuno pratica la strizzatura. Questa è la ragione per la generalmente cilindricità dell'attrezzo.
Qualcuno nel mentre si appoggia al muro con una mano, ma lo trovo incomprensibile, quanto contemporaneamente telefonare o fumare e gettare il mozzicone sulla superficie linda, lavata in continuazione da un velo d'acqua che lentamente ingiallisce la ceramica lungo le venature della corrente.

In corrispondenza del mio cesso esiste anche un cesso per le ragazze del mio ufficio. Di quello non so nulla. Il mistero che ammanta i cessi dell'altro sesso è proverbiale. Ma si fa notare.
Il cesso delle ragazze accoglie le ragazze, che però sono anche colleghe, principali, principio di notizie: un istante prima ci hai litigato, visto respingere l'aumento o ferie, un istante dopo le vedi entrare nel cesso. Questa è prosaicità.
Il mio cesso delle ragazze è stato teatro di un appassionante delitto, reiterato quasi giornalmente. Ogni volta le ragazze del mio ufficio ne uscivano con il viso paonazzo d'ira e rabbiose nella favella, pronte a coinvolgere le colleghe nella testimonianza del fatto, che doveva essere atroce in quanto mai si era visto tanto accordo tra le femmine del piano.
Le indagini individuarono diverse colpevoli, ora difese ora accusate dalle loro più care amiche.
Vennero ideatele più fantasiose contromisure, mentre vennero attuate solo le più blande che sortirono nessun effetto. Telecamere, microfoni, improvvise irruzioni sarebbero state memorabili se fossere avvenute. Vennero solo messi dei patetici biglietti che evidentemente assunsero un semplice tono di sfida, che solamente procurarono al colpevole un alibi di ribellione e anticonformismo.

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