lunedì 18 novembre 2002

London City - Parigi

Partito da London City per Parigi. Sorvolato chiuse, dome, grattacielo, fino al tower bridge e big ben.
La hostess contando i posti occupati, cadenzava ogni aggiunta ondeggiando la mano tesa come stesse impartendo la benedizione a ciascuno dei passeggeri.
Partenza difficoltosa per brutto tempo. Ricordo l'atterraggio e Stanstead con la Ryan Air dell'altra volta, l'aereo vibrava di più penetrando i turbini di aria schegge d'acqua che rimbalzando sulla pista. Sopra il temporale il cielo non è migliore. Hostess giovanissime. Champagne di rigore, ma non ho molto appetito. Ho mangiato molto al pub The Bell. Essì che c'era ancora qualcuno che non le aveva mangiate le baked potatoes. Così per dare loro fiducia le avevo ordinate, con uova e prosciutto e poi altre patate fritte. Poi la birra non era finita, e allora assieme a questa ho finito anche le altre patate. Dal punto di vista culinario, sto viaggio non ha dato soddisfazioni.

Il tizio accanto a me maneggia una borsa in pelle consumata in più punti. io ho una camera dai miei nel caos più assoluto, ma mi infastidisce vedere in una 24 ore un pc portatile in mezzo a fogli sparso e quaderni, biglietti da visita e cartelle da ufficio. non mi garba quel misto di convenzionalità (i quaderni, l'agenda, il giornale spotivo, la borsa in pelle costosa dal falso aspetto informale), e il possesso del pc in mezzo a quel ciarpame. si direbbe il professore bello che si fa le universitarie di lettere.

L'aria è più densa dopo l'apertura dei flap. Pare di strisciare sulla terra col sedile. Atterriamo.

Tornando a casa in tangenziale, facevamo ormai parte di quella fiumana luminosa che dall'alto appariva meravigliosa ed eccezionale, come capita nella vita che le disgrazie degli altri li rendono particolari, mentre invece soffrendo e' tutto cosi' tristemente prosaico.

London City - Parigi

domenica 17 novembre 2002

Gabinetto pulp

Come in un romanzo pulp, il gabinetto era abozzato come in un fumetto. Tinta unita, squadrato e dalle pareti spoglie e piane. Costituito da tre ambienti in successione, come tre scatole affiacate messe in comunicazione. Per attraversarle bastava entrare e proseguire dritto, ci si trovava cosi' ad avere subito alla propria destra la parete continua in comune tra tutte, sulla sinistra di volta in volta il fondo opposto, dove in penombra vi erano ora i lavandini, ora gli orinatoi, ora le cabine dei gabinetti. Quando entrai appariva vuoto, l'illuminazione nei tre ambienti si attenuava progressivamente pur disegnando ombre nette ove gli spigoli delle pareti intercettavano il raggio tagliente delle coppie di faretti puntiformi sui soffitti.

giovedì 2 maggio 2002

Sedere alla fina numero uno

Salendo a bordo il sedere lo reincontrai alla fila numero uno. Era rivolto a me mentre la bionda all'opposto del corpo sistemava qualcosa nella borsetta appoggiata al sedile. Il gesto era molto spontaneo e facilitato dal fatto che la prima fila business sul Canadair ha di fronte a sé almeno lo spazio vuoto di una intera fila.
Il sedere non mi salutò, ma fu meglio così.
La gamba lunga e secca con la scarpina a spillo col laccetto mostrava bene la tensione del quadricipite, e bene si raccordava con l'attillata minigonna azzurro paglierino che in quella posizione evidenziava doti di elasticità che mi interessarono molto.

Tirai innanzi. Solo pochi altri passeggeri, come me goderono della molta cordialità di quel sedere.

lunedì 11 febbraio 2002

Dinamiche di strada

Ma cosa fa voltare in macchina verso colui che ci ha intralciato?
Rimanere al centro della corsia durante la svolta a sinistra, non lasciare lo spazio per due auto dove permesso, eccesso di zelo nel dare la precedenza agli altri, mancanza di impeto nell'entrare nelle rotatorie... una bestemmia, uno strombazzamento, vari complimenti e suggerimenti, ma una volta sorpassato cosa ci impone di guardare in faccia l'altro autista? Deve essere un poco come l'obbligo che impone guardare una minigonna, una acconciatura un poco vistosa... come se il richiamo dell'istinto sessuale e automobilistico fossero la stessa cosa. Ma sì deve essere qualcosa del genere: esiste una spinta fortissima a verificare che il mondo vada avanti secondo i nostri schemi. Che sollievo quando a guidare è un vecchio col cappello, oppure una donna con la faccia da donna, oppure scoprire che le belle gambe sono di una ragazza dal viso bruttino, o le tette prominenti in realtà sono spinte verso l'alto da una poderosa impalcatura plastica.